Luoghi di libri

Martin Rua – Il cacciatore di tarante

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Le mie notti insonni ultimamente passano in compagnia di grandi libri e mitici personaggi.

Martin Rua è stato da me letto alla fine di un anno che un po’ a tutti ha tolto ossigeno, e leggere “Il cacciatore di tarante” è stato un momento per rifiatare.

Le mie prime letture nell’adolescenza sono state accompagnate dai gialli di Agatha Christie, e in questa storia sono tornata indietro nel tempo.

La scrittura di Rua è precisissima e non lascia scampo al tempo, le pagine volano, danzano, le parole sembrano uscire dal libro per ballare la taranta. Giovanni Dell’Olmo, ispettore di pubblica sicurezza a Torino non manca di nulla per essere il Poirot della scrittura degli anni moderni e il Duca Carlo Caracciolo de Sangro, brillante medico di Napoli, non delude mai anche nei colpi di scena.

Ambientato nel 1870 dopo l’unificazione d’Italia, chiare sono le sottolineature tra le differenze tra nord e sud, la reticenza dell’ispettore ad andare nel Salento per poter procedere a verifiche e approfondimenti su morti dovute al morso della taranta. Le descrizioni dell’arte e della cultura da parte di Rua sono magistrali e sintomo di una competenza impeccabile (vi verrà voglia di andare a documentarvi mentre porterete avanti la lettura).

Il 2020 mi ha concesso di poter conoscere Martin, insieme a tanti nuovi autori di Luoghi di Libri, via video è vero, ma vi posso assicurare che dalle pagine del manoscritto esce tutto quello che l’autore è durante semplici chiacchiere a telecamere spente.

Un libro che risveglia i sensi, che risveglia la creatività e la voglia di conoscere. Leggetelo se vi siete innamorati della Christie, perché non potrete che amare anche Rua.

Simona

 

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Giorgia Bellone – Sognando di Volare

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Al tempo avevo solo 15 anni, ero un ragazzino come tanti, che amava giocare a pallone nei prati, con gli amici, curioso di scoprire il mondo, di raggiungere le vette delle montagne, che ogni giorno al mio risveglio osservavo, verdi nei mesi caldi e imbiancate in quelli invernali. Non sapevo ancora che quelle montagne avrebbero svolto un ruolo determinante nella mia vita.

Era il 26 giugno 1944 e quel ragazzo, Ottavio Allasio, inizia a vivere la peggiore avventura della sua vita. Catturato dai fascisti, rimane segregato in caserma con altri prigionieri, senza sapere nulla né della sua famiglia né della sua sorte.

Non so dire quanto tempo passò, iniziammo a sentire delle voci provenire dall’esterno della Caserma e comprendemmo che erano i nostri familiari, venuti per cercare di capire che cosa stesse succedendo. Non ebbi però la possibilità di comunicare con mia madre. In quell’occasione fu concesso loro di recarsi in caserma tre volte al giorno per portarci il pasto. Quello fu solo il primo giorno. In quelli successivi aspettai con ansia l’arrivo di mia madre, non avevo mai sperato così tanto di vederla arrivare.

Il 29 giugno, giorno del sedicesimo compleanno di Ottavio, inizia il viaggio della deportazione, prima in camion, poi in treno.

Quando fu il mio turno per salire la vidi arrivare in lontananza, rimasi appoggiato alla sponda del camion, lei provò ad avvicinarsi quando una Camicia Nera la prese per un braccio e la trattenne, la strattonò sino a farla cadere per terra. L’ultima immagine che ebbi, mentre il camion si allontanava, era mia madre, una piccola donnina, buttata a terra da un uomo rude, anche il latte che mi stava portando nel ‘barachin’, iniziò a uscir fuori e spargersi sul terreno.

Il 4 luglio Ottavio arriva nel campo di concentramento di Gaggenau Baden (uno dei campi di cui si parla meno), farà parte di quella schiera di “lavoratori italiani coatti nelle fabbriche del Terzo Reich, i cosiddetti ‘schiavi di Hitler’”, come scrive Marco Ponti nella prefazione al romanzo. Quello che segue è storia comune a tanti altri deportati, nota ma talvolta dimenticata o di cui si sottovaluta la drammaticità, accozzaglia di atti compiuti con efferatezza per annullare l’identità umana.

Nel romanzo di Giorgia Bellone, nipote dell’ormai ultra novantenne Ottavio, si alternano due voci narranti: quella più intensa e dettagliata del protagonista e quella, non meno intensa ma più breve, di Giorgia.

Fatico a pensare come poteva essere oggi, se questo viaggio che si apprestava ad affrontare non si fosse mai verificato. Credo che probabilmente sarebbe stato tutto diverso, ma penso che mio nonno lo amo proprio così com’è, non potrei immaginarlo diversamente.

Una narrazione toccante, dove non esiste vittimismo a intaccare l’emozione o, meglio, l’amalgama di emozioni suscitate nel lettore, dove tristezza, rabbia, angoscia si alternano e si mescolano per lasciare, infine, il posto a sollievo e commozione.

Spero di conoscere di persona Ottavio e, per ora, per chiunque volesse avvicinarsi a lui e alla sua storia, ci sono il romanzo di Giorgia Bellone e qualche video di incontri che questo grande “ragazzo” ha fatto nelle scuole.

Luisella

 

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AA.VV. – Cinquanta in Blu

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Sellerio, una delle case editrici italiane che ha una storia che si fonde nella Storia del nostro Paese, ha deciso di festeggiare il cinquantenario della sua nascita, avvenuto lo scorso anno, autocelebrandosi. E come lo ha fatto? Nel modo migliore: regalandosi e regalandoci una raccolta di racconti dei nomi che hanno fatto grande la casa ed. del “Commissario” più famoso d’Italia, ma non solo.

Alajmo, Attanasio, Calaciura, Camarrone, Fontana, Giménz-Bartlett, Manzini, Molesini e Timm si sono prestati ad un “gioco” per i festeggiamenti della casa editrice che annovera, tra altri nomi anche i loro: hanno scelto tra gli oltre tremila volumi pubblicati da Sellerio, quello che maggiormente li aveva colpiti e hanno deciso di dar vita ad un nuovo racconto.

E allora, amici di Luoghi di Libri, vi propongo di seguire la “route” tracciata dai nostri meravigliosi autori sulla mappa del nostro sito e di sorprendervi, giacché in tempo di clausura non si può viaggiare, noi vi proponiamo un viaggio direttamente dal vostro divano. Per cui, preparatevi una tisana, che vi aiuti nel jet lag e… si parte!


Andrea Camilleri ci attende alla stazione di Palermo, col “Racconto Incompiuto” che apre l’antologia: partito da Roma per un non precisato impegno, gli viene affidato un pacchetto da uno sconosciuto.

Lei non dovrà fare altro che consegnarlo alla stazione di Napoli”. Giunto alla stazione di Napoli, un altro uomo con in mano una copia de “L’apologo del giudice bandito” gli intima di consegnargli il pacchetto ma quest’ultimo era sparito. Nello scompartimento non vi era più traccia dell’involucro. Non sappiamo se il nostro autore/ protagonista sia mai arrivato a Palermo poiché il racconto termina incompiuto, appunto. Ma ci piace immaginare che sia giunto a destinazione e che il pacchetto smarrito contenesse dei supplì che per ovvie ragioni non potessero competere con gli arancini (o arancine che dir si voglia).


Con Manzini ci spostiamo nuovamente a Roma, in una casa del centro in cui la Compagnia Teatrale Foxrock di Arturo Mosca e Gigliola Seppi sta preparando l’addio alle scene con una trasposizione teatrale de “La scacchiera davanti allo specchio” di Bontempelli, un romanzo per bambini in cui realtà e finzione si mescolano, senza capire più se la vita sia il sogno o viceversa. La preparazione di questo spettacolo sui generis solleva il velo che copre misteri e altarini di una Compagnia che sta in piedi da trent’anni.


Siete pronti a volere in Spagna? Alìcia Gimenéz- Bartlett si ispira a “La Libreria” di Penelope Fitzgerald e ci porta nel cuore della Castilla, in un paesino sperduto e quasi disabitato, in cui Marga e il suo compagno rilevano un bar che ben presto diventerà il fulcro della vita locale.


Torniamo in Italia, precisamente a Torino nel periodo doloroso delle Brigate Rosse: Calaciura trae spunto dall’ “Affaire Moro” per il suo racconto realistico. Un ex- dirigente delle Poste in pensione, fervente socialista, deluso dalla vita e tradito dalla sorte, compie un gesto estremo che lo libera dalle costrizioni sociali che hanno governato la sua vita fino a quel momento. Il rapimento di Aldo Moro fa da sfondo storico al racconto.


Con Roberto Alajmo facciamo spola tra Roma e la campagna catanese dove il prefetto Stella, personaggio buffo descritto da Luisa Adorno, trascorre le vacanze. Ci immergiamo in una sorta di lessico familiare in cui dialetto e italiano si fondono per darci il ritratto di una famiglia saldamente ancorata alle proprie tradizioni.

 


Il “Notturno Indiano” di Tabucchi è il pretesto di Uwe Timm per il suo racconto La notte di Lisbona, in cui un fantomatico scrittore, forse proprio egli stesso, ha un appuntamento con Antonio Tabucchi, scrittore molto schivo e riservato. La giornata riserverà molte avventure che verranno raccontate ad un sapiente barista, anch’egli tedesco come il protagonista, compreso il mancato incontro con Tabucchi. Lo scrittore infatti non si presenta all’appuntamento e sarà impossibile per il nostro protagonista incontrarlo… o forse no?

 


E poi Davide Camarrone ci conduce allo Zen 2 di Palermo, guidato da “La Valigia” di Dovlatov, in cui troviamo un bambino alle prese con la dura lotta per la sopravvivenza.

 

Restiamo ancora in Sicilia anche con Maria Attanasio che ci porta però indietro nel tempo: 1837. Tortura, paura e intolleranza in un’eco della “Storia della Colonna Infame” di Alessandro Manzoni prendono vita in quest’ultimo racconto, intitolato IL processo dei Veleni.

Se, contravvenendo alle regole imposte dalla situazione, vi ha incuriosito questo vagare da una metà all’altra nella storia di una delle Case editrici che è vanto del nostro Paese, non vi resta che acquistare “Cinquanta in Blu”.

Annamaria

 

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Michela Monti – Otto

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Ho conosciuto Michela Monti in occasione del Festival Giallo Garda: i nostri occhi si incrociarono mentre durante la premiazione, cercavo di dire poche cose che avessero un senso e un nodo mi strizzava la gola. Lei mi sorrise.

Certe amicizie nascono così, tra una lacrima di commozione e un sorriso sconosciuto che però diventa importante sin da subito. E così, quasi a voler colmare le lacune di troppi anni senza averla conosciuta, decido di prendere in mano i suoi libri.

Pennac scrisse: “Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla fra le righe, cercare i suoi gusti, i motivi che l’hanno spinta a piazzarci quel libro in mano.” A me succede la stessa cosa con le amiche e gli amici scrittori, ma trovandomi Otto tra le mani è stata una sorpresa ben oltre le mie aspettative.

È il terzo episodio di una trilogia i cui colori e le tinte mi hanno ricordato Matrix.

Una visione distopica di un futuro, nemmeno troppo lontano, che si alimenta della tensione narrativa, e viceversa. Impossibile non affezionarsi a Malice, la protagonista, la cui vita è tutt’altro che semplice: dopo aver perso 10 anni della propria vita in un carcere di massima sicurezza, lontana dalla figlioletta e dal compagno, per un crimine che non ha commesso. Sfugge alla pena capitale ma non al proiettile che la farà svegliare, all’inizio di questo terzo capitolo in un letto d’ospedale.

È qui che ricominciamo a lottare e a soffrire con lei. A chiederci di chi ci si possa fidare o meno, cosa sia vero e cosa nasconda verità celate e per il beneficio di chi. Riprendere i fili degli avvenimenti che si intrecciano con la stessa frenesia con cui la storia si evolve, tra una strizzata di stomaco e momenti narrativi da cardiopalma.

Se conoscete Michela sapete che è impossibile restare indifferenti al suo sorriso e davanti alla sua educata gentilezza che sembra uscita da un libro di Jane Austen, e infatti mi ha colpito la profondità di quanto ha saputo creare non solo in termini di trama, ma anche di scenografia a tinte cupe; gli odori pungenti e da thriller con cui ha tessuto le pagine di questo avvincente romanzo, indice che l’anima di una vera autrice per coinvolgere e conquistare l’attenzione del lettore, non può che essere incantevolmente caleidoscopica.

La trilogia è una di quelle che vanno lette e la consiglio vivamente.

Ecco, magari voi non fate come me che ho iniziato a passo di gambero, ma non perdetevela.

Sonia

 

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Hannelore Cayre – La bugiarda

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Le Edizioni Le Assassine, che ho già conosciuto con “Una furia dell’altro mondo”, “L’urlo dell’innocente” ed “Echi del silenzio”, mi delizia con un’altra perla del proprio portfolio autrici. Autrici sì, perché ci teniamo a ricordare come Edizioni Le Assassine abbia una particolarità: una casa editrice portata avanti da donne che tratta romanzi gialli, scritti da donne del presente -muovendosi letteralmente su tutto il Globo con la collana Oltreconfine, e del passato -con la collana Vintage.

La bugiarda” di Hannelore Cayre, tradotto in sul mercato anglofono con il titolo “The Godmother”,per fare il verso al più famoso Padrino, racconta la storia di Patience Portefeux una protagonista ironica, intrigante e perfetta per diventare il personaggio principale di un film, “La Daronne” con Isabelle Huppert nelle sale nell’appena trascorso 2020.

Patience è una grande bugiarda, da sempre. Da quando finge di non vedere che gli agi della sua giovinezza sono dovuti ai traffici illeciti del padre, finge di essere madre perfetta delle sue due splendide ragazze e figlia esemplare di una madre demente, ricoverata in una casa di cura con un’onerosa retta da pagare. Patience, abituata ad una vita di sfarzi e lusso anche grazie ad un buon matrimonio con un uomo molto ricco, è obbligata a trovarsi un lavoro quando rimane vedova. Molto giovane, bella e con due bambine da mantenere, mette a frutto quel che sa: conosce perfettamente l’arabo e grazie a questa capacità viene assunta presso la sezione narcotici del Ministero della Giustizia come interprete e traduttrice. Purtroppo la paga non è allettante e non le consente di vivere nei lussi e nel benessere a cui era abituata ma non le permette neppure di provvedere con serenità alla retta della clinica in cui la madre è ricoverata. Qui poteremmo aprire un’enorme parentesi sul mondo della traduzione e sui compensi esigui che traduttori e interpreti ricevono ma invece a scanso di polemiche, ci viene in soccorso l’ironia che la scrittrice attribuisce alla propria protagonista che, un giorno, decide di approfittare di un colpo di fortuna e di passare, per così dire, dall’altra parte. Inizia così una vita parallela, fatta di menzogne continue e di segreti. Così, in quella che verrebbe comunemente definita mezza età, Patience che, come dice il suo nome ha pazientato abbastanza, si trasforma da braccio destro della legge a “padrino” in gonnella, pronto a dirigere un vasto giro di droga.

Hennelore Cayre, avvocato penalista parigino, si muove in un ambiente che ben conosce senza tuttavia risultare tecnica o noiosa. Anzi, il suo romanzo è innanzitutto la storia di una donna con le proprie insicurezze e passioni, dubbi e desideri, che incrocia la “giustizia” per necessità più che per scelta. Patience è una donna che vive con ironia le montagne russe che il destino ha in serbo per lei, decidendo ad un certo punto di prendere in mano la propria vita e compiendo una scelta insolita e, per certi, versi coraggiosa. “la bugiarda” ci descrive l’alternativa ad una vita ingiusta, scegliendo una via altrettanto rischiosa e sbagliata. Ma quanta forza ed etica occorre ad una donna se mentire è la sola scelta che ha per risollevarsi in una società che la vuole schiacciare?

Da assaporare fino all’ultima pagina.

Annamaria

 

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