Marilù Oliva – Musica sull’abisso

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È una vera e propria discesa all’inferno quella che unisce i destini degli studenti che nel 2004 frequentavano la V G del prestigioso liceo Marco Tullio Cicerone di Bologna. Morti violente, sparizioni misteriose, casi di pazzia legati a mix di droghe. E una canzone inquietante scritta da alcuni di loro in perfetto latino.
Inquietante non solo perché inneggia alla morte, ma perché descrive, anni prima che accadano, le tragiche sorti a cui gli studenti della classe vanno incontro in una stessa data in anni diversi: il 21 febbraio, da quando nel 2004 scompare il ragazzo più bello della classe, Lorenzo.

A questa scomparsa seguono morti terribili, omicidi travestiti da suicidi e incidenti, alcuni negli anni immediatamente successivi, altri a distanza di un decennio. Uno ogni anno.

Fino al 2019, quando la sorella di una delle vittime, ripescata annegata nei pressi di Padova, non crede né all’incidente né al suicidio. E si rivolge alla questura di Bologna dove le indagini vengono affidate all’ispettore Micol Medici della Squadra Omicidi.

In “Musica sull’abisso” (HarperCollins), Marilù Oliva ci fa entrare nella pancia dell’Ade in una storia fatta di segreti, vendette, paure, relazioni tra adolescenti che oltre l’apparenza nascondono misteri. E dove il senso della morte in agguato è un vero e proprio personaggio. È il motore che regge le fila degli avvenimenti.

La scrittura di Marilù Oliva è colta, fine, profonda, ti lega alla storia senza lasciarti possibilità di fuga. La soluzione è lì, ma il ritmo incalzante e cupo impedisce quasi di vederla. Immagini dirette, descrizioni che alla poesia dei paesaggi e dei sentimenti alternano la crudezza della morte. E quei rimandi a citazioni letterarie, artistiche, storiche, mitologiche, finanche alle caratteristiche delle pietre, che donano una ricchezza particolare, una connotazione ancora più profonda e interessante all’intero romanzo. Che ancora una volta non manca di porre l’accento anche sulle difficoltà che una donna incontra sul lavoro e nella vita.

Gli incubi di Micol che l’aiutano a fare ordine negli indizi che raccoglie rendono ancora più cupa l’intera storia fatta di delitti che nascondono la verità proprio come se questa fosse divorata dalle fiamme dell’inferno. La descrizione di Bologna è bellissima, la città si staglia davanti al lettore togliendogli ancora di più il fiato in un gioco di fascino e di mistero.

Coinvolgente l’alternarsi dalla terza alla prima persona: la terza caratterizza le indagini e la vita di Micol, la prima porta indietro nel tempo e dà voce alle vittime di questo di questo terribile mistero.

Marilù Oliva sa parlare al cuore e all’anima.

Sara

 

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