Riccardo Persano – Come difendersi da una veneziana

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La mattina al bar è come la sera nella Savana, quando tutte le specie si ritrovano a bere dallo stesso lago, prede e cacciatori avvicinati dai comuni bisogni primari. Allo stesso modo, ogni giorno, al bancone di Arleo, si ritrovano persone di tutti i tipi che, senza distinzione di sesso, religione, etnia, squadra del cuore o ceto sociale, si dedicano al sacro rito del caffè prima di andare incontro alla loro giornata. In questo microcosmo, che ogni giorno si ricrea e si distrugge dopo quindici minuti al massimo, interagiscono soggetti che mai, ripresi nel loro habitat naturale, avrebbero avuto modo o interesse a scambiarsi anche solo un cenno del capo.

Ale, all’anagrafe Alessandro, lavora come barista da quando era ragazzino, dopo aver abbandonato la scuola. Non che sia poco intelligente, tutt’altro. Non ha avuto solo voglia di studiare e, dopo aver svolto lavoretti saltuari, si ritrova, proprio come il padre, barbiere vecchio stampo, a ripetere ogni giorno la stessa frase “Cosa ti faccio oggi?”. Una frase retorica potremmo dire perché Ale, proprio come il padre, sa cosa vogliono le persone, conosce gli avventori del bar Arleo, nel centro città, come le proprie tasche. Ci sono i clienti fissi, come Cappuccino Tiepido, avvenente ragazza della porta accanto o il Poeta, detto così perché “versifica” su ogni argomento terreno e ultraterreno. E poi ci sono gli abituali, quelli che Ale non conosce ma riconosce. Un gesto, una ciocca di capelli ribelle, il loro abbigliamento, alla mimica facciale: ogni dettaglio non sfugge all’occhio allenato del barista che ne capisce la psicologia. Perché, in fondo, per far bene questo lavoro devi essere cortese e far parlare il cliente, senza forzarlo ma portandolo ad aprirsi alle confidenze, così il giorno dopo e il giorno dopo ancora avrà voglia di tornare a “fare due parole” con te. E poi ovviamente DEVI saper fare un buon caffè: questa è la regola numero uno ma il figlio di un napoletano ancor di più. Perché il romanzo di Persano è ambientato in una delle città più belle e controverse d’Italia. Le vicende si svolgono nel Bar Pasticceria Arleo (che realmente esiste nel centro di Genova). Ale vede sfilare sotto i propri occhi ogni mattina una moltitudine di persone e vite e storie diverse e ce le racconta, intercalandole con storie familiari e di incontro scontro ora con “Cannavacciuolo”, il collega arrogante, ora con Davide, l’altro barista e suo amico d’infanzia. La passione di Davide per il cinema ci regala, all’interno degli aneddoti narrati da Ale, numerose citazioni da film. Una per tutti il loro gioco de “l’Adelina” che vale allo sfortunato Ale un bello sganassone in piena faccia.

Ma la “veneziana” del titolo, direte voi? C’è anche lei, descritta in maniera così sensuale che vi verrà subito voglia di procurarvene una.

Ma tra tutti i nostri prodotti ce n’è uno che è di gran lunga il più apprezzato e richiesto: la Veneziana. Un dolce lievitato, farcito con crema pasticcera la cui origine è attestata intorno al quindicesimo secolo. Lo si può reperire facilmente in qualsiasi pasticceria della città, ma quello che abbiamo qui da Arleo è speciale. Il segreto sta nella crema pasticcera, più precisamente nella quantità di crema pasticcera con cui è farcita la Veneziana. In media, ognuna pesa dai due ai tre etti, tanto è il ripieno stipato tra le dolci pareti di brioche […] La Veneziana non conosce stagionalità ed è trasversale rispetto al clima. Va di moda a Natale come a ferragosto, quando piove e quando splende il sole. I suoi consumatori si dividono in due categorie: ci sono quelli seriali, che la prendono ogni mattina e i neofiti, attratti per lo più dalla sua forma rotondeggiante e dal colore della crema che fa capolino in cima al dolce.

La veneziana altro non è che metafora della vita. Se è la prima volta che ti avvicini ad essa, come in ogni nuova esperienza, può finirti male. A meno che non ci sia lì accanto un buon amico, o un barista fidato, pronto a consigliarti.

Buona lettura e, se vi viene l’acquolina in bocca e vorreste vedervi materializzare davanti agli occhi i dolci citati dall’autore, fa tutto parte di un piano diabolico da cui non ci si può’ salvare. Parola di lettrice golosa!

Annamaria

 

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