Stefano Sgambati – I divoratori

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Ho letto “I divoratori” ormai qualche settimana fa, ma ho aspettato per scrivere i miei “appunti di viaggio” perché non è mai facile organizzare le idee quando un’opera ci evoca sensazioni e pensieri contrastanti. Questo romanzo mi ha ricordato un allestimento della “Salomè” di Richard Strauss a cui assistetti alcuni anni fa: una trasposizione moderna che ben sottolineava il decadimento dei valori e dei costumi della nostra società, con la scelta di ambientare l’opera in un casinò, di far eseguire la danza dei sette veli da uomini anziani e di presentare Salomè fasciata in un attillato abito di paillettes dorate, vistoso al limite del volgare. Me lo ha riportato alla mente perché anche allora la sensazione fu un misto degli stessi opposti: idea originale, efficace e arguta, ma resa finale non nelle mie corde. I personaggi dei divoratori sono probabilmente più rappresentativi di una deriva della nostra società di quanto inconsciamente io sia disposta ad immaginare e ad ammettere, ma la crudezza del linguaggio e delle immagini con cui sono presentati è stata forse per me eccessiva, sia nel modo, sia nella sostanza. Protagonisti talmente al limite da risultare in alcuni casi quasi caricaturali (fulgido esempio i parenti del maitre della sala in cui si svolge la vicenda).

L’aspetto stilistico della narrazione con la tecnica del flusso di coscienza ha complicato ulteriormente la mia difficoltà a seguire elucubrazioni, “visioni” quasi oniriche, pensieri, emozioni e rievocazione di eventi passati dei vari attori della tragedia umana che si consuma nello spazio delle poche ore di una cena che cambia la vita di molte persone.

Nonostante queste osservazioni ho trovato una serie di spunti di riflessione interessanti: quanto siamo disposti a tollerare quando ci spingiamo oltre i nostri limiti? Quanto siamo condizionati e propensi a farci soggiogare dall’apparenza, dal denaro, dal successo facile? Quanto siamo capaci di passare sopra gli altri per ottenere quello che vogliamo e, se lo otteniamo, siamo davvero pronti a goderne a pieno se abbiamo la sensazione di averlo “rubato” a qualcuno? Che prezzo possiamo arrivare a pagare e quanto possiamo sacrificare della nostra libertà e felicità, pur di raggiungere la vetta? Siamo in fin dei conti tutti potenziali divorati o divoratori?

Nell’insolito romanzo di Stefano Sgambati sono certa che ognuno potrà cercare le risposte a questi interrogativi o lasciarsi trascinare nel torbido dell’animo dei protagonisti e trovarne molti altri.

 

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