Ferdinando Salamino – Il margine della notte

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Veniamo al mondo come biglie, in bilico su un piano inclinato, in attesa della spinta che ci faccia scivolare da una parte o precipitare dall’altra. Biglie. […] Elena è la mia spinta sul piano inclinato.

Terminato il mio viaggio al margine della notte, un margine non sempre così delineato, anzi. In fondo, Michele Sabella, il nostro eroe/antieroe, che ritroviamo sei anni dopo la sua prima comparsa ne “Il Kamikaze di cellophane” (scheda | recensione), cresciuto e maturato, crede sempre ai fantasmi perché li ha combattuti, perché continua a combatterli.

Altri demoni, di solitudine, di desiderio di normalità, si affacciano ancora.

Una sfida per lui, che vuole e deve affrontare. Sebbene un po’ più in disparte, per dar voce ad altri personaggi, Michele “scalcia” comunque per emergere nella storia.

Chi ha letto il primo libro di Ferdinando Salamino, non può che avere una conferma dello stile al quale l’autore ci ha abituati. Il nero, lui, lo mastica come una rotella di liquirizia; il Male lui, continua a scavarlo sempre più a fondo. Lo fa ancora, tagliando e strappandoci pezzi di anima, con uno stile di scrittura sempre ben curato, sferzante e tagliente.

Questa volta ci troviamo davanti ad una storia diversa, una storia sporca, marcia, di xenofobia, corruzione, droga. Siamo appunto ai margini delle notti di individui al margine della società, che non hanno più dignità, che vogliono lasciarsi morire perché la morte è sicuramente la soluzione migliore.
Con Michele Sabella, che questa volta veste i panni di un agente di polizia, ci addentriamo tra i vicoli puzzolenti e sporchi delle Midland, osservando però quel che c’è al di là del ponte, una città pulita, bella, luminosa. Quel ponte che fa un po’ da spartiacque di tutta la storia è forse una metafora dell’autore che vuole mostrare che, in fondo, oltre al buio può esserci una luce?
E poi c’è ancora lei, nella vita di Michele: Elena.

Non ho cambiato idea su Elena, resta la mia Fata nera. Elena nella sua gabbia di libertà, Elena: “un frammento di luna che si fa liquido nel cielo e comincia a colare lenta e sinuosa. Immaginate di addentrarvi in quella luminosa placenta di miele lunare, tiepida e dolce, fino a fondervi con essa.”
Elena è colei che ha reso Michele ciò che è diventato. È la sua salvezza.. E lui, riuscirà a salvarla ancora?

In attesa del completamento della trilogia e di vedere la terza metamorfosi del protagonista, vi consiglio di conoscere” Michelino”, ve ne innamorerete, nonostante tutto!

.. “Che a volte la follia è un rifugio dall’aridità del mondo normale.

 

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