Donato Carrisi – La casa delle voci

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Dopo aver ampiamente apprezzato il primissimo libro di Donato Carrisi eccomi a mettere per iscritto alcune impressioni sul suo ultimo romanzo: La casa delle voci. Leggere “gli antipodi” della sua produzione mi ha dato la possibilità di fare subito un confronto tra l’autore del 2009 e quello di undici anni dopo. Poco è cambiato, mi ha nuovamente rapito con la sua grande capacità di narrare i retroscena più tenebrosi della psiche umana attraverso parole semplici, comprensibili anche da uno che come me non conosce la materia e che, allo stesso tempo, legge certi generi non per trapanarsi il cervello con astruse definizioni medico/cliniche ma per rilassarsi (forse è un parolone quando si tratta di Carrisi) e liberare corpo e mente dallo stress lavorativo quotidiano. Ho letto “La casa delle voci” in un momento storico particolarmente delicato per l’Italia che ha alterato la mia percezione sensoriale su aspetti che raramente inducono a delle riflessioni e per questo forse è stato un libro che ha accentuato il livello di tensione cogliendo dettagli mai notati in altri thriller.

“La casa delle voci” è sicuramente un titolo che inquieta, fa pensare a spettri di una villa abbandonata su una collina che fa da sfondo alla classica cittadina americana di una qualche contea mezza disabitata. Uno di quei romanzi gotici alla Stephen King, per intenderci. E invece siamo in Toscana e quelle voci, udite da una bambina, non risiedono in una sola casa ma soprattutto, sono reali? Toccherà a Pietro scoprirlo insieme ad una verità tanto angosciante che lo costringerà ad allontanarsi dalla propria famiglia: una moglie e un figlio ai quali non ha mai rivelato il suo segreto. E’ Pietro a condurre le indagini, in un thriller senza polizia, carceri e delitti con sullo sfondo l’arte e la magia della città di Firenze. Lo stile di Carrisi non cambia: capitoli e periodi brevi che tengono viva l’attenzione e la voglia di continuare; l’alternanza, questa volta meno metodica, del passato con il presente crea rabbia ma anche suspense proprio nell’attimo in cui sei lì lì per scoprire qualcosa e girando la pagina, il buon Donato, ti riporta indietro. Quelle voci ti fanno quasi impazzire e ti catapultano in una dimensione in cui tutto sembra così diverso e irreale, in cui ti senti alienato e privato inconsapevolmente del senso di libertà, proprio come succede a quella bambina dai mille nomi. E’ un romanzo tetro, spesso ambientato nell’oscurità della notte con pioggia e temporali. Donato Carrisi sguazza ormai nel suo brodo da tempo ed essendo un esperto in materia psicologica riesce sempre a caratterizzare al meglio i suoi personaggi rendendoli enigmatici quel tanto che basta per confonderci; mi chiedo spesso se non capiti anche a lui mentre scrive e la risposta me la sono data così: forse è lui per primo un pazzo da ricovero. La storia è lineare e ben pensata, una prima parte fulminea si sostituisce a pagine più lente man mano che ci si avvicina alla fine ma quello che forse manca di più sono i colpi di scena che ti fanno cascare la mascella. Prendete l’epilogo, ci può stare che sia concentrato in pochissime pagine ma se scegli di concludere un libro così allora deve esserci la bomba finale, cosa che manca e che lascia il posto ad un insieme di indizi che svelano la verità ancora prima. Un peccato.

Con “La casa delle voci” Donato Carrisi scrive comunque un thriller psicologico intrecciato e stravagante al punto giusto. Quello che alla fine conta è la voglia di stargli attaccato e garantisco al 100% che vi capiterà di passarci le notti se siete quel tipo di lettori che amano leggere quando tutti dormono. L’autore si conferma unico nel panorama italiano con un genere inedito e con il quale sempre più tenaci e coraggiosi aspiranti scrittori tentano di confrontarsi. C’è sempre bisogno di un thriller di Donato. Continua a scrivere e a regalarci romanzi come questo.

 

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