Sandrone Dazieri – La danza del Gorilla

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Tutti hanno un Socio cui delegare, anche se capita di rado che sia rompicazzo come il mio.” In effetti Sandrone il Gorilla ha un Socio di tutto rispetto che, in quanto a causargli rogne, se la cava in maniera egregia. E anche in questo nuovo romanzo lo ficca in situazioni imbarazzanti e pericolose.

Sono passati diversi anni, era il 1999, dalla prima avventura del Gorilla, nato dall’estro creativo di Dazieri. Ora il Gorilla vive ad Amsterdam, su una casa galleggiante, con la sua placca di titanio nel cranio, ricordo tangibile di una pallottola. Torna a Milano per la morte di Albero, uno dei suoi più cari amici e da lì parte l’indagine tra un capannone industriale bruciato e un vecchio macchinario per radiografie, tra un ex prefetto, il Ferolli, che è da vent’anni che cerca di mandare il Gorilla in galera e un “Circo” che aiuta illegalmente i disperati.

Vedendo che mi avvicinavo, Ferolli scese dalla macchina aiutato dal suo guardaspalle. Con gli anni era diventato secco e smunto, ma compensava con abiti di alta sartoria che gli davano un’aria elegante. Ma bastava guardare la sua espressione da ratto famelico dietro le lenti scure da vista per capire chi fosse.

La voce narrante è sempre quella del Gorilla, l’unico di cui seguiamo in diretta le azioni passo-passo. Del suo Socio ci dobbiamo accontentare di vedere solo le conseguenze subite dal Gorilla stesso e assistere all’eterna lotta tra le due personalità, una istintiva, ironica e poco avvezza alla violenza, l’altra fredda, spietata, letale. E nel conflitto tra ragione e sregolatezza è difficile stabilire chi sia il vincitore.

 

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