Lorenzo Marone – Un ragazzo normale

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“[…] Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?
Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori
Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi
Nessuno vuole essere Robin […]” C. Cremonini

Gli occhi di un bambino, Domenico detto “Mimì”, sono la nostra guida per una Napoli che si incammina verso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, una città fatta di Santi, calcio, punk e paninari, quartieri chic, parrucchieri frequentati dalle signore dell’alta borghesia, palazzi signorili e terrazze che sovrastano e guardano tutto e tutti dall’alto. Poi c’è l’altra Napoli, che tutta quella ricchezza la può solo vedere, quella delle sigarette di contrabbando, delle famiglie di sei persone stipate in una camera e cucina, delle partite di calcio giù in strada finché non ti urlano che la cena è pronta, della Cinquecento di seconda mano che ti viene rubata il giorno dopo che l’hai comprata, la città che non va mai in vacanza perché non se lo può permettere ma che ha un cuore grande e pronto ad aiutare il prossimo. Tra queste due Napoli scorrono le giornate di Mimì e dei suoi amici, Viola e Sasà, che rappresentano i due diversi mondi da cui loro stessi provengono. Mondi che hanno un handicap in comune: sono ciechi. Non vogliono vedere quello che li può ferire: Sasà non vuol vedere la malattia della madre, la sofferenze del barbone che diventerà amico di Mimì; Viola dal canto suo è attratta da ciò che Mimì rappresenta eppure lo respinge perché non abbastanza frivolo come gli altri coetanei. Tutti, adulti e bambini, fingono di non scorgere più in là del loro naso e tutti hanno il terrore di pronunciare, anche solo di pensare quella parola: CAMORRA.

Il solo coraggioso è Mimì. Da sempre curioso e diverso dagli altri della sua età, Mimì “tiene la fissa” per i supereroi e, quando incontra un vicino di casa, Giancarlo Siani di professione giornalista, pensa di averlo trovato. Giancarlo non ha paura di niente, la sua auto è così strana da sembrare la Batmobile e per campare scrive. Scrive e non si piega ai cattivi, anzi li denuncia! Questo fa di lui il supereroe che Mimì stava cercando. L’amicizia singolare tra Mimì e il suo idolo lo porterà a crescere, durante un viaggio di formazione lungo un’estate, pur non muovendosi dal proprio quartiere, ma imparando ad osservarlo con occhi diversi.

A dodici anni sono diventato amico di un supereroe […] Aveva 25 anni e abitava nel mio condominio, e se ne andava in giro con una strana auto decappottabile verde, un’agenda e una biro. Si chiamava Giancarlo e, nonostante le mie insistenze, diceva di non essere per niente un supereroe.

Da leggere perché la scrittura vivace e fluida di Lorenzo Marone, che alterna italiano e dialetto napoletano, colorando i suoi personaggi di così tanta realtà da stentare a credere che non siano realmente esistiti, vi catturerà fin dalle prime pagine.

Da leggere perché la lotta alla camorra si combatte col ricordo e quello che lo scrittore ci regala è un’immagine molto nitida di un giornalista, che non era né un pazzo né un eroe, ma solo un giovane che faceva il proprio dovere.

 

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