Luoghi di libri

Paola Gula – Favola imbandita

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Inizio a leggere “Favola imbandita” senza conoscere nulla della sua autrice, un po’ fuorviata dal titolo, lo ammetto. Mea culpa. Avevo immaginato ricette di cucina ispirate a celebri favole. Binomi del tipo “Biancaneve e la torta di mele” o “Jack e il fagiolo magico e riso, fagioli e pancetta”. Ok, la smetto. Potrei andare avanti così per ore. Colpa della quarantena, potrei dire, ma sappiamo che non è vero.

Dicevamo l’idea che mi ero fatta dal titolo si è rivelata errata già dopo aver letto la prima pagina. La favola c’era ed era una storia d’amore, ricca di colpi di scena. La vera storia d’amore che ho trovato però, non è (solo) quella tra la protagonista Rosalinda Lanteri e l’uomo che il destino metterà sulla sua strada, ma quella tra la protagonista e il proprio lavoro di critico enogastronomico.

E così “Favola imbandita” non è solo un romanzo, ma un vero e proprio viaggio enogastronomico (che in questi tempi di lockdown di viaggiare ne abbiamo bisogno) che mi ha portata in località del Piemonte in cui non sono mai stata, ma che mi piacerebbe a questo punto visitare. Lo definirei un romanzo sensoriale perché non coinvolge solo l’immaginazione del lettore ma tutti i sensi: i piatti che Ross o Linda ci descrivono hanno un sapore genuino e il profumo dei vini è inebriante. Ho conosciuto la storia del Castelmagno, del vitigno Pelaverga, di come i formaggi d’alpeggio siano un miraggio. Insomma, la cornice enogastronomica è stata davvero molto apprezzata.

I protagonisti sono caratterizzati con sapiente maestria sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico così tanto da scoprire insieme a Ross anche Linda, le due entità in cui si sdoppia il personaggio principale. Infatti l’ultima sorpresa che l’autrice ci dona è un fil rouge con Shakespeare (sì perché il Bardo è un altro filo conduttore di questo romanzo… vedete la lacrima di commozione che compare nei miei occhi?) che tiene fino alla fine della storia. Quindi che dirvi? Acquistatelo e leggetelo… as you like it!

 

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Sandrone Dazieri – La danza del Gorilla

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Tutti hanno un Socio cui delegare, anche se capita di rado che sia rompicazzo come il mio.” In effetti Sandrone il Gorilla ha un Socio di tutto rispetto che, in quanto a causargli rogne, se la cava in maniera egregia. E anche in questo nuovo romanzo lo ficca in situazioni imbarazzanti e pericolose.

Sono passati diversi anni, era il 1999, dalla prima avventura del Gorilla, nato dall’estro creativo di Dazieri. Ora il Gorilla vive ad Amsterdam, su una casa galleggiante, con la sua placca di titanio nel cranio, ricordo tangibile di una pallottola. Torna a Milano per la morte di Albero, uno dei suoi più cari amici e da lì parte l’indagine tra un capannone industriale bruciato e un vecchio macchinario per radiografie, tra un ex prefetto, il Ferolli, che è da vent’anni che cerca di mandare il Gorilla in galera e un “Circo” che aiuta illegalmente i disperati.

Vedendo che mi avvicinavo, Ferolli scese dalla macchina aiutato dal suo guardaspalle. Con gli anni era diventato secco e smunto, ma compensava con abiti di alta sartoria che gli davano un’aria elegante. Ma bastava guardare la sua espressione da ratto famelico dietro le lenti scure da vista per capire chi fosse.

La voce narrante è sempre quella del Gorilla, l’unico di cui seguiamo in diretta le azioni passo-passo. Del suo Socio ci dobbiamo accontentare di vedere solo le conseguenze subite dal Gorilla stesso e assistere all’eterna lotta tra le due personalità, una istintiva, ironica e poco avvezza alla violenza, l’altra fredda, spietata, letale. E nel conflitto tra ragione e sregolatezza è difficile stabilire chi sia il vincitore.

 

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