Michele Serra – Le cose che bruciano

enrico, 16 Marzo 2020

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Quanti di noi non sono succubi del proprio passato? Chi non si è mai voltato a guardarsi indietro? Il tempo è ciò che ci governa e scandisce le nostre giornate, ormai diventate irrefrenabili, spesso asettiche e prive di vere emozioni. Sono pochi i giorni in cui possiamo dire di aver veramente vissuto la nostra vita, troppo presi ormai dal girotondo convulso della superficialità. Ecco allora che la sola azione di svegliarsi al mattino diventa un’incredibile monotonia e non l’occasione per fare qualcosa di unico. I fantasmi del passato fanno così paura in una società che è ormai trituratrice di se stessa? E’ ciò che si domanda Michele Serra con questo libro. ‘Le cose che bruciano’ è un titolo potente che fa pensare ad imponenti roghi e distruzioni e in qualche modo ci azzecca ma non nel senso che probabilmente pensate. Si parla di un’anima bruciata e consumata da rimorsi e rimpianti. Attilio Campi è il protagonista, un uomo politico che ripone grandi aspettative nella sua proposta di legge di ripristinare la divisa nelle scuole di ogni ordine e grado salvo però rivelarsi un fiasco. La depressione lo corrode fino alla drastica decisione: mollare tutto quanto e trasferirsi a Roccapane per diventare coltivatore di zafferano. Incontrerà uomini e donne disposti ad accoglierlo per aiutarlo a ricominciare, per redimersi soffocando rabbia e angosce. Una storia che si srotola lungo i mesi che vanno dalla fine della primavera ai primi fiocchi di neve dell’inverno. Pochi personaggi con un carisma particolare e una personalità burbera tipica degli abitanti delle piccole città provinciali.

Come si può cancellare il passato ma soprattutto, è possibile? Attilio è l’emblema dell’uomo distrutto in cerca di una flebile speranza. Dipendente da una vita che non sentiva più sua ma nella quale tentava solo di sopravvivere raschiando il fondo del barile. A Roccapane ha moltissimo tempo per pensare e forse riesce a venire a capo del suo problema: il fuoco. Decidere di bruciare tutto ciò che ci tiene incollati al passato. La distruzione del canapè di zia Vanda, delle lettere della madre scomparsa, delle vecchie foto dei genitori e un’intera soffitta di cianfrusaglie diventano l’ossessione di Attilio. Un libro che si legge velocemente, soprattutto nella seconda metà dove le cose capitolano proprio nelle ultime pagine. Un monito per tutti quanti noi: mai dare per scontato ciò che abbiamo, essere sicuri di una certa situazione non ci tiene le spalle coperte ma dobbiamo avere prove tangibili per non rischiare di finire come Attilio. Considero ‘Le cose che bruciano’ un intreccio tra romanzo e saggio. Essendo giornalista, Michele Serra padroneggia molto bene i due generi letterari e si diverte alternandoli nella sua narrazione. Ho notato diverse ripetizioni a voler sottolineare alcune situazioni, scelte precise di un autore conscio di ciò che vuole scrivere ma che ne hanno disturbato la lettura rendendola a tratti noiosa nelle prime 100 pagine. Un’ambientazione descritta in maniera adeguata mi ha dato la sensazione di essere immerso in quella natura, tra quei boschi a sporcarmi le mani insieme ad Attilio, Severino e la Bulgara. Tutti personaggi che ti tengono molta compagnia, ti fanno sorridere e soffrire, riflettere e pensare al senso della vita. Sembra quasi che l’aria e la gente di quei posti siano premonitrici.

Voglio tornare per un momento al titolo del libro, le cose che bruciano o meglio che si tenta di bruciare in realtà è una soltanto: la delusione. Per una vita incompleta, per i fallimenti e per le agghiaccianti scoperte che non vorresti mai fare, arrivati ad una certa età. Capire di essere troppo maturo per rimediare a qualcosa è davvero traumatico. Questo libro ci insegna che ‘ardere’ il proprio passato è una scelta a senso unico e irreversibile. Quando ti accorgi di voler tornare indietro è ormai troppo tardi. A fine lettura sento un vuoto, lo stesso di Attilio ma contemporaneamente mi arricchisco di un’esperienza di vita come l’educazione che ti impartisce un buon padre di famiglia. Scopro l’amore per la terra, quella che, se lavorata, ti spacca la schiena ma amplifica le soddisfazioni. Quella che ti insegna l’umiltà, che ti insegna come stare al mondo.

 

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