Federico Leva / Christian Pastore – La revisione

mimma, 13 Febbraio 2020

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Un ritocco qui, una limata lì, come dice lei con faciloneria, non basteranno affatto. La revisione è importante, e altrettanto importante è la revisione della revisione, così come la revisione della revisione della revisione, e poi la revisione della revisione della revisione della revisione, e così di seguito. Non sono permesse concessioni, non ci si può fermare, non ci si deve mai sentire appagati e credere di avere completato il lavoro, perché alla fine si giunge solo per esaurimento. Tutto conta, o meglio tutto può contare, anche i dettagli apparentemente più insignificanti”.

Tra un ritocco e l’altro la “revisione” diventa un rimaneggiamento totale, il sovvertimento vero e proprio dell’opera originale dell’autore, passando attraverso una serie di rivoluzioni stilistiche e concettuali, fino ad arrivare addirittura al cambio del titolo del romanzo. Tutto avviene attraverso un susseguirsi di mail con scambi di idee, filosofie letterarie e di vita, umiliazioni ricorrenti dell’autore di cui il revisore passa al setaccio non solo l’opera e le abilità di scrittura, ma anche la vita e la psiche.

Come spesso accade ai lettori “seriali”, ho cercato di dare un’etichetta a questo romanzo, ma ho avuto qualche difficoltà. E’ indubbiamente un romanzo epistolare, ma è anche una sorta di giallo, in cui il “delitto“ ci viene presentato sin dall’inizio e se ne scoprono i retroscena solo andando avanti nella corrispondenza paradossale tra i due protagonisti. Entrambi i generi non sono mai stati la mia passione; a ciò devo aggiungere che dallo sviluppo di questa storia sono stata realmente spiazzata.

Se dovessi trovare un aggettivo per definire il susseguirsi delle mail che i due protagonisti si scambiano, sarebbe certamente “surreale”: mano a mano che si va avanti nella conversazione i dialoghi si fanno sempre più simili a deliri, mentre l’aspirante scrittore entra nel vortice della “revisione” della sua opera e le richieste del revisore diventano ogni volta più pressanti, a tratti paradossali e sempre più slegate dalla mera revisione del testo.

A completare il quadro, intorno ai protagonisti si muovono una serie di personaggi che paiono inizialmente marginali, ma che con la loro “limitatezza” o con il loro essere completamente fuori dagli schemi, sono fondamentali attori della macchinazione che si spinge ben al di là dell’editing. Spesso viene da chiedersi se questo sedicente genio della letteratura e le sue opere esistano davvero; la sua personalità complessa a volte diventa talmente speculare a quella dell’aspirante scrittore da avermi perfino indotta a pensare che a scrivere fosse la stessa persona, scissa in un vero e proprio delirio.

Una lettura sicuramente originale, con una parte finale che diventa indubbiamente avvincente e lo spunto insolito del romanzo nel romanzo, ma con una fase centrale di stallo in cui ho faticato un po’ a non perdere il filo tra le elucubrazioni dell’uno e dell’altro, con nessi logici a tratti di difficile comprensione (e confesso di non averli sempre capiti tutti…).

 

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