Luoghi di libri

Annamaria Blogna – Quel che passa il convento

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Un nuovo viaggio, in una Sicilia che amo dal profondo del cuore. Una Sicilia fatta di profumi, di salsedine, di rumore del mare, di cieli azzurri diversi da quelli delle altre parti del mondo.

Un percorso, dove è possibile tra le righe imparare a conoscere la scrittrice: mamma e moglie quando parla del focolare domestico, dove la cucina è il centro dell’amore di un nucleo famigliare, professoressa quando ci fa riflettere sui silenzi o sulle troppe parole dei ragazzi per riempire vuoti e colmare silenzi di genitori assenti o troppo impegnati a pensare a loro stessi, donna del Sud, perché nonostante gli anni trascorsi al Nord, il “male” della camorra, della mafia, delle speculazioni edilizie, sono problemi che le stanno a cuore e l’attenzione per le tradizioni le scorre nelle vene.

Saranno proprio i folclori della storia a farci rivivere il Convento di Santa Brigida, quello che qualcuno vuole cancellare ma che le Suore vogliono far rimanere vivo: con i suoi pizzi per i corredi e per i suoi dolci preparati per le famiglie più in vista del paese. Dora e Suor Caterina, due dei personaggi, saranno il fulcro della situazione, con loro percorreremo la salita di tornati verso il paese di Acquafredda, conosceremo le consuetudini della Sicilia e cucineremo all’interno del Convento dolci prelibati, ma conosceremo la grinta e la testardaggine delle donne.

La scrittura asciutta e determinata di Annamaria Blogna, vi farà amare questa terra per i suoi pregi e odiarla per i suoi difetti. Un percorso che ho avuto il piacere di assaporare fin dalle prime bozze, e che mi emoziona guardare finito e confezionato.

Spero che “Quel che passa il convento” possa percorrere tante strade, possa essere letto da tanti occhi che lo apprezzino e cuori che sappiano amarlo. Ovviamente al fondo tanti piccoli spunti per addolcire le vostre giornate più buie.

 

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Cristina Caboni – La stanza della tessitrice

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Camilla è una stilista che lavora a Bellagio e si occupa di ridare nuova veste e vita ad abiti usati, realizzati con tessuti preziosi. Un giorno Marianne, la madre adottiva, le chiede di ritrovare la sorella Adele e di scoprire che legame la legasse a Maribelle, la cosiddetta “tessitrice dei sogni”, che cuciva nei vestiti sacchetti contenenti i desideri delle donne che li avrebbero indossati.

Era una stilista vissuta in Francia nel periodo della seconda guerra mondiale. Di lei si sa veramente poco. La sua esistenza si perde nella leggenda. Qualcuno afferma che abbia lasciato la Francia e si sia trasferita negli Stati Uniti, altri insistono nel sostenere che sia morta a Parigi. Il suo atelier, secondo le voci che circolano sul suo conto, fu distrutto da un incendio. La verità è che non esistono prove, né notizie di lei successive a quel periodo. Maribelle scomparve dalla scena durante la seconda guerra mondiale.

Anche Camilla ha imparato a cucire nei vestiti i cosiddetti scapolari, “sacchetti di stoffa che non dovevano mai essere aperti e custodivano al loro interno l’essenza di chi li avrebbe portati, cuciti nei propri vestiti. Proteggevano dai nemici e dai pensieri cattivi, rafforzavano la volontà, aiutavano ad avere fiducia in sé stessi. Attiravano la grazia del Signore e degli angeli. Erano composti da due pagine di stoffa, piccoli e preziosi. Contenevano i brebus, parole di grande forza che appartenevano alle tradizioni di quella terra antica. Spighe di lavanda, fiori di elicriso, grani di frumento, orzo, doni della terra. E preghiere scritte in una grafia sottilissima.

E sono proprio i tessuti a legare il tutto, a partire dai titoli dei singoli capitoli del romanzo, che iniziano ciascuno con la descrizione di un tessuto diverso: cotone, crespo, feltro, alpaca, lino e così via, fino alla fine. Il tessuto, reale o metaforico, è il filo conduttore. Tessuto composto da un insieme di fili diversi, come le storie delle protagoniste di questo romanzo, che si intrecciano a formare legami, sciolti e riannodati.

Cristina Caboni ci invita a seguire i fili di questo romanzo di sentimenti tessuto con abili mani, che non scade mai nel melenso e che nasconde un pizzico di mistero nelle figure di Maribelle e di Caterina, donne del passato di Marianne e di Camilla. E degli altri personaggi, Rosa, Daniela, Marco, che fanno parte di quello stesso tessuto.

Marianne mi ha presa con sé e si è occupata della mia istruzione. Questo lo sai. Ed è grazie a lei che sono venuta a conoscenza del mistero di Maribelle. Per questo adesso devo aiutarla: è come un filo che si riannoda. Come se fosse stata Caterina a tessere una tela molti anni prima. E i fili che lei aveva teso, il destino li ha riannodati, porgendone prima un capo a Marianne e adesso l’altro a me.

 

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Fulvio Gatti – La vita sociale delle sagome di cartone

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Quando al termine della mia prima lettura edita da Las Vegas, ho letto qual è la loro filosofia nella scelta dei generi e degli scritti da pubblicare, mi sono incuriosita, ma l’ho compresa davvero solo leggendo La vita sociale delle sagome di cartone.

Gli editori scrivono: “Facciamo libri che regalano uno sguardo diverso e inatteso. Che rifiutano il cliché, in genere, il canone, i pregiudizi, la routine, le convenzioni, la moda, la noia.

I nostri libri sono per chi, come te, vuole spingersi oltre i propri limiti. Dentro ci troverai storie che ti fanno girare la testa, perché tu non ami guardare sempre nella stessa direzione e preferisci i sentieri poco battuti, vuoi essere sorpreso e ti piace cambiare prospettiva”.

Il romanzo di Fulvio Gatti è davvero un punto di vista inusuale, sorprendente e inatteso.

Immagino che, per chi è addetto ai lavori, le frecciate alle usanze e agli aspetti meno “aulici” e corretti del mondo dell’editoria abbiano un effetto ancora più esilarante , ma comunque l’ironia di fondo arriva ben chiara anche a chi, di quel mondo, non conosce costume e malcostume.

Personaggi vivi, che poco somigliano a sagome di cartone, che si muovono in direzioni diverse, ognuno con una sua normalità che è però anch’essa, a suo modo, decisamente fuori dalle righe, a partire dalla impeccabile impiegata che, come se nulla fosse, lascia tutto da un giorno all’altro, per mettersi alla ricerca del suo capo, figura che, pur assente, ha un carisma che impregna le pagine.

Fantastica la scena iniziale che definire surreale è riduttivo e che mi aveva fatto temere un seguito decisamente troppo sui generis. Una scena incorniciata nella formale location del Salone del Libro, che spiazza il lettore e che è, invece, il preludio di una atmosfera intrisa di sarcasmo e disillusione, a tratti distopica (varrebbe la pena leggerlo anche solo per le scene finali), che caratterizzerà tutto il corso della storia.

Una lettura scorrevole, inusuale, sicuramente consigliata, soprattutto a chi ancora non conosce questa casa editrice.

 

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Pëtr N. Krasnov – L’amazzone del deserto

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Cosa ci fa una giovane ragazza in mezzo al deserto con la sola compagnia di noia e cosacchi? Cosa passa nella testa del comandante Ivan Paulovic nel vedere invasa la propria solitudine?

Siamo a Koldjat, al confine tra l’attuale Kirghizistan e la Cina, alle pendici del Khan Tengri.

Ivan, dicevamo. Solitario comandante nell’avamposto cosacco. Una vita fatta di poca emozione, tanta riflessione e consapevole solitudine. Tanti paesaggi, tanto mondo da osservare.

Fanny, dicevamo. Giovane, lontana nipote di Ivan. Ragazzaccio di una bellezza irresistibile, con scarsa propensione alla quiete e un’instancabile voglia di avventura.

Non un incontro casuale. Lei diretta nel posto apparentemente più noioso del mondo in cerca di nuove emozioni. Lui chiuso e respingente ad una qualunque presenza femminile nell’avamposto dal rigore militare. Lei inaspettatamente abile nelle arti maschili, imprendibile amazzone e sufficientemente folle da mostrare coraggio da vendere. Lui freddo e distaccato per dovere di etichetta e disabitudine ai rapporti umani.

L’evoluzione di un rapporto inaspettato ed inusuale raccontato attraverso avventure, battaglie, inseguimenti e giochi equestri. La natura sullo sfondo. L’inospitale ed affascinante deserto del Gobi a fare da palcoscenico a storie di sentimenti, gelosie, coraggio e ricerca d’avventura.

Fateci un salto, da quelle parti. I cosacchi sembrano persone interessanti…

 

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