Frédéric Dard – Il montacarichi

tersicore, 18 Ottobre 2019

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Frédéric Dard (1921-2000) è stato con molta probabilità uno dei più prolifici autori del suo tempo con circa quattrocento titoli pubblicati.
Da molti è noto con lo pseudonimo di Sanantonio e amato per le decine e decine di gialli scoppiettanti nonché esilaranti, che vedevano come protagonista il commissario Sanantonio, appunto. Guascone, esagerato, fantasioso e affascinante, circondato da ingannevoli fatalone e cattivissimi malfattori, picchiato, malmenato e sbatacchiato a destra e a manca, Sanantonio usciva infine indenne dalle più sconvolgenti avventure per tornare nel capitolo successivo pronto alla lotta e in forma come pochi.

Di genere assai diverso è invece la produzione noir di Dard. Così diverso che si stenta a credere che l’autore sia lo stesso scanzonato istrione che ha dato vita a Sanantonio.

Nei noir, Dard mostra non solo una straordinaria maestria nel trasformare trame all’apparenza esili e legate a un banale quotidiano in abissi di perdizione e perversione in cui i protagonisti, quasi sempre ignari della sorte che li attende, vengono precipitati, ma anche un’affilata propensione a indagare la psicologia dei suoi personaggi mostrandone ogni possibile sfaccettatura.

È il caso de Il montacarichi ambientato nel sobborgo parigino di Levallois e che si svolge tutto in due giorni, la vigilia di Natale e il giorno di Natale, nelle medesime vie e nella stessa casa, un’abitazione annessa a una fabbrica di carta dove abita la bella e misteriosa signora Dravet con la sua bambina Lucienne.

Protagonista e voce narrante è il trentenne Albert Herbin, ex galeotto che ha appena finito di scontare sei anni di carcere per l’uccisione dell’amante, di ritorno nel sobborgo natio e di preciso nella casa vuota e polverosa della madre morta mentre lui scontava la sua condanna. Ricordi, odori, nostalgie e momenti di una vita passata e perduta accompagnano Albert all’inizio del libro.

Il Natale alle porte, la stanchezza per il lungo viaggio notturno che dal carcere lo ha ricondotto in un appartamento dove la solitudine degli ultimi anni della madre è palpabile e presente in molti dettagli dolci e tristi, spingono Albert a perdersi nelle strade, nei negozi e nei bar di Levallois fino ad approdare a un famoso ristorante, lo stesso dove non è mai riuscito a portare sua madre che tanto lo avrebbe desiderato. Mentre consuma il pasto da solo gli capita di notare, seduta al tavolo accanto al suo, una donna con la sua bambina. Una donna che gli ricorda in modo impressionante Anna, l’amante adorata e uccisa per gelosia anni prima.

Parte, da queste prime pagine, una girandola di eventi che il lettore non può far altro che seguire intrigato e stupefatto, avvinto dall’abilità di Dard nel descrivere non solo la confusione di Albert, travolto da un colpo di fulmine per l’affascinante signora Dravet e incapace di resisterle, ma i maneggi e gli intrighi di quest’ultima per liberarsi del marito e proprietario della fabbrica. Un uomo che la signora Dravet ha sposato senza confessargli di essere incinta di qualcun altro e che, una volta scopertolo, maltratta sia lei che la figlia non sua.

Senza altro aggiungere diremo che Dard è formidabile nel condensare in una manciata di pagine, con una prosa stringata e secca, una vicenda umana stravagante e plausibile al contempo e nel dimostrare, alla fine del racconto, come il caso e le coincidenze governino la vita di ciascuno e a mostrarci dove possano condurci a dispetto di noi stessi.

 

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