Silvia Bencivelli – Le mie amiche streghe

luisella, 11 Ottobre 2019

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Valeria e io siamo cresciute insieme, nella stessa città e nelle stesse scuole, nelle stesse piazzette e negli stessi giardini pubblici. Siamo figlie della stessa borghesia intellettuale di sinistra e dei suoi cascami anni Ottanta, tirate su a lezioni di musica, nuoto, judo e gite nei boschi in autunno. Solo che oggi lei è diventata una strega. Una che crede alle pozioni magiche e ai massaggi miracolosi.

Alice è una giornalista scientifica, laureata in Medicina, considerata dai più una “privilegiata” e “rompiscatole” e da sé stessa uno “strano medico-giornalista che non sa nemmeno mettere un cerotto, ma che come teorico se la cava benino”. Ha una serie di amiche che lei definisce streghe perché, nonostante tanto po’ po’ di lauree, hanno iniziato a mettere in dubbio la validità della medicina tradizionale a favore di pratiche e cure alternative.

– Alternativo a cosa? – chiedo io, simulando stupore ma vivendo fastidio. E loro, in coro: – Alternativo a quelli della modernità!
Come alghe secche da diciassette euro al barattolo e bacche cinesi («Ma il tuo contadino a chilometro zero non potrebbe farsi mandare i semi dalla Cina e coltivare le bacche qui?», ho chiesto un giorno a Valeria. E lei: «Ma no, dài, sono bacche cinesi tradizionali…»).
A volte le mie amiche trovano il mago che con qualche seduta le mette a dieta, ma una dieta che se la prende insensatamente con qualche alimento di quelli con cui siamo cresciute («Perché proprio i pomodori?» «Perché il campo magnetico del pomodoro interferisce con il mio plesso energetico solare»).

Sono streghe perché praticano una sorta particolare di stregoneria o brujería e cioè “l’enorme quantità di tempo investita dalle donne a discutere di oroscopi, malattie inesistenti, terapie per il niente e misteri vari.”

La narrazione diventa così una riflessione ironica, pungente e divertente sulla medicina frutto di scienza, studio e ricerca in opposizione alla medicina alternativa frutto, sovente, di casualità e improvvisazione.
L’autrice, pardon, la protagonista ne ha un po’ per tutti e si diverte a smascherare e confutare queste alternative citando esempi con dovizia di particolari, frutto di ricerche approfondite. Con uno stile narrativo vivace e leggero ci invita a riflettere su falsi (o presunti tali) miti, su cure alternative del momento, su teorie prive di fondamento scientifico. E ci tiene compagnia chiacchierando in maniera anche wikipediana (o wikipedestre…), passatemi il termine, sugli argomenti più disparati.

Perché, in fin dei conti, sono tante le donne, e anche gli uomini, a essere comunque un pochino streghe.

 

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