Roberto Alajmo – Repertorio dei pazzi della città di Palermo

annamaria, 16 Settembre 2019

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Non tutti lo sono, non tutti ci sono.” Questa frase, scritta sul muro del manicomio di Agrigento, apre il libro di Alajmo. Non lo definirei romanzo perché non narra una storia, non è neppure un saggio perchè, nonostante denoti una certa ricerca antropologica e addirittura una sua suddivisione interna in gruppi e sottogruppi, spesso uniti da associazioni di pensiero dell’autore, non vuole arrivare a nessuna conclusione. Mi pare piuttosto una guida di viaggio nella moltitudine di essere umani, bizzarri e stravaganti, che hanno abitato Palermo negli ultimi duecento anni, alcuni personaggi insignificanti rimasti nella memoria per la loro eccentricità, altri invece protagonisti di rilievo del contesto storico e culturale della città.

Alajmo ne fa descrizioni brevi, di poche righe, quasi fossero degli haiku in prosa, in cui delinea le peculiarità salienti che fanno della persona descritta un personaggio. L’autore, con poche e rapide pennellate, dipinge a suon di parole, usate sapientemente, anche il contesto in cui i pazzi di Palermo vivono: il nome di una via, di una piazza, la descrizione di un palazzo o di un teatro.

Il lettore si incammina per via De Spuches, via Giusti, via Mongitore, Via Roma e incontra Turidduzzu Mezzanotte che dormiva tutto il giorno e mangiava a mezzanotte in punto, Gaetano Gambino, Sandokan, Ciro Chiuraè che non sbagliava mai l’ora, Stella a Cosittara che andava in giro con le calze nere e sembrava una strega e ancora nobili decaduti, principi sequestrati da Cosa nostra e costretti a vivere in un albergo, duchi, principi e contesse sorde e cieche che scambiavano un limone in gabbia per il loro canarino morto. Tra i pazzi della città di Palermo, Alajmo ci presenta Rosolino Pilo, ma anche il poeta Giardina, la scrittrice Jeanne Buscemi, lo scrittore francese Raymond Roussel, lo scrittore Salvo Licata, il poeta Beppe Schiera e pittori, ballerine, calciatori veri o presunti. Tutta la città si fa palcoscenico di questa rappresentazione di singolari esseri umani, ricordati per nome e cognome, nomignolo o semplicemente con l’intercalare “uno” e “una” con cui Alajmo ci narra la storia di una miriade di palermitani.

Leggetelo se siete stati a Palermo (o se ci andrete prossimamente) come se fosse il vostro giro turistico all’interno di un’umanità varia e variegata di cui tutti facciamo parte. Nessuno escluso.

Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.
(Uno, nessuno e centomila, L. Pirandello)

 

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