Simona Sparaco – Nel silenzio delle nostre parole

simoleo, 14 Agosto 2019

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Poche ore bastano per cambiare il destino delle persone che vivono in un palazzo di Berlino. Un vecchio frigorifero in un appartamento momentaneamente disabitato, un cortocircuito e le fiamme che divampano, fameliche e disposte a concedere soltanto pochi istanti agli ignari abitanti dell’edificio. Pochi attimi durante i quali tutti si ritroveranno a fare delle scelte o a definire questioni rimaste in sospeso.

E allora ecco Alice, studentessa italiana di architettura, innamorata di Matthias, pittore di Dresda dal carattere chiuso e schivo, che si riavvicinerà alla madre, ristoratrice a Tivoli. Bastien, giovane algerino di lingua francese, creatore di videogiochi, con il cuore gravato da sei parole impronunciabili, il quale, grazie a un inaspettato coraggio, diventerà l’eroe della nottata e sua madre Naima, malata di sclerosi e obbligata su una sedia a rotelle, che abbandonerà per sempre l’idea di un figlio ingrato ed egoista. Polina, ex ballerina classica, la quale capirà quanto forte è il legame che la unisce al figlio, nonostante la sua nascita l’abbia obbligata a rinunciare al sogno di étoile. E infine Hulya, commessa nel locale di fronte al palazzo, che troverà il coraggio di accettare sé stessa e di cambiare vita.

Simona Sparaco è bravissima a raccontare un microcosmo multirazziale dove ogni personaggio, perfettamente integrato nella grande capitale tedesca, si muove mantenendo abitudini, costumi e usi propri. È magistrale nel tratteggiarli uno a uno, in maniera minuziosa, riuscendo in tal modo a creare un’empatia che tiene il lettore incollato alle pagine. Non è soltanto il palazzo a bruciare, anche i legami genitore-figlio vengono distrutti e ricreati sulle ceneri del loro fallimento. Apprensione, scarsa fiducia e recriminazioni lasciano finalmente il posto a consapevolezza, condivisione, speranza. Per me è stato naturale immedesimarmi dapprima in Alice, in quanto figlia, e successivamente in Silvana, in quanto mamma. In entrambe ho riconosciuto e rivissuto sentimenti e situazioni del passato, che hanno suscitato una miriade di sensazioni. Mi sono ritrovata a piangere di fronte al dolore, ma anche di gioia, perché una tragedia può portare a finali sorprendentemente felici.

L’incendio ribalta tutto, è un punto di svolta oltre il quale è impossibile tornare indietro. Di fronte al pericolo e alla paura, i personaggi tirano fuori la loro vera essenza, rivelandosi per quello che realmente sono. Il debole svela il proprio coraggio, il depresso si sorprende felice, l’indeciso scopre la sicurezza in sé stesso. Di conseguenza anche le scelte appaiono chiare e inequivocabili, come fossero sempre state a portata di mano, eppure irraggiungibili, nascoste da una coltre di cenere.

Nel silenzio delle nostre parole è un romanzo intenso, che, grazie all’universalità dei personaggi, dona preziosi spunti di riflessione. È una finestra sul mondo, quello semplice, quotidiano, fatto di rapporti precari, instabili, conflittuali. È una manciata di ore di vita, ma anche di morte, di odio che si trasforma in amore, di silenzi che diventano pagine scritte, di parole che si evolvono in promesse.

 

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