Ferdinando Salamino – Il kamikaze di cellophane

cristina, 31 Luglio 2019

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Esistono due tipi di mostro: quelli che divorano qualunque cosa attraversi loro la strada e quelli che scelgono una vittima. I primi sono guidati dalla propria natura e dalle circostanze. Uccidono e distruggono perché è quello che sono e l’unica cosa che occorre loro è un’occasione per liberare i propri istinti. Poi ci sono gli altri, quelli che desiderano una persona sola. Ne sono ossessionati, la cercano e la braccano, fino a quando non riescono a possederla e, nel farlo, la annientano.

Se pensate di leggere il solito thriller psicologico allora non leggete ciò che scriverò qui. L’incontro virtuale e fortunato con questo autore esordiente mi conferma, ancora una volta, di quanti diamanti allo stato grezzo ci siano da scoprire e da valorizzare in questa giungla del mondo editoriale, che sforna libri come fossero biscotti.

Voglio parlarvi di questo ragazzo, Michele Sabella, nato e cresciuto in una famiglia in cui il padre spesso ubriaco, donnaiolo e malato del gioco, riempie di botte la madre, che pur di salvare il figlio dallo stesso destino, subisce in silenzio. Un ragazzone di un metro e novanta, un po’ impacciato nei modi, timido, silenzioso, bullizzato dai compagni di scuola; ama i libri e i fumetti dei supereroi, nel cui mondo spesso si rifugia. Una banalissima, sebbene triste, storia di famiglia sfasciata e di violenza domestica, direte voi. Ebbene sì è così. Ma è da qui che parte la storia della graduale metamorfosi di Michele raccontata da lui, in prima persona, come un diario dell’orrore, dove esprime tutti i pensieri e deliri più profondi della sua mente in un alternarsi tra presente e passato. Il presente è quasi claustrofobico: in una stanza, ha di fronte a sé la vittima in preda a spasmi di dolore per le torture che gli sta infliggendo e gli parla perché quella bestia deve capire il motivo per cui morirà o moriranno (ancora non ha deciso) . E il bello di tutto questo è che, fino alla fine, non sapremo chi sta subendo queste atroci sofferenze. Faremo congetture artificiose, crederemo fino all’ultima pagina di esserci arrivati, di aver capito tutto, dicendo “ma sì è palese!”. Un thriller al contrario: conosciamo il carnefice, ma non la vittima!

Il passato, un passato molto recente, è il racconto della sua vita rivolto a noi lettori come un diario appunto. Tra i vari aneddoti familiari racconta un avvenimento che forse è stato il fattore scatenante di tutto, una terribile decisione presa da.. “l’uomo che avrebbe dovuto chiamare papà, ma per lui era solamente ‘Ypsilon'” : tutti i libri di Michele dovranno essere buttati! Non ci sarà più nessun libro nella sua stanza. Il sentimento di orrore e di ingiustizia si alimenta nel cuore di Michele e cresce sempre di più. Per difendersi da questo ulteriore dolore, la psiche delicata di Michele crea nel ragazzo una sorta di demone, come uno strato di cellophane, una bestia autodistruttiva che gli impedisce di provare emozione e di soffrire, costituendo una personalità poliedrica.

Col cellophane arrivano i deliri, le voci nella testa, sguaiate e ossessive che sussurrano, consigliano, pretendono.

Personalità in alcuni tratti fredda, calcolatrice e geniale, in altri visionaria, schizoide, borderline o chissà che altro, che tra allucinazione e realtà si autopunisce provocandosi lesioni con le lame di un rasoio.

Sento gli strati di cellophane avvilupparsi attorno al cuore, spire di serpente che soffocano la coscienza e la nascondono alla vista.

Chiaramente Michele finisce in un centro di recupero mentale nel quale conoscerà una ragazza anoressica, Elena, che sarà per lui la ragione principale per guarire ed uscire al più presto da lì! Il rapporto tra i due è descritto con una prosa che passa dal poetico al cinico, dal sensuale al barbaro, in una splendida altalena di equilibrio e squilibrio. Elena è una fata nera, nei suoi occhi profondi si vede l’abisso e, si sa, che se guardi troppo l’abisso, lo stesso può attirarti a sé senza scampo. Michele si farà attirare e deciderà di essere il Kamikaze disposto a tutto pur di salvarla da quella presenza oscura che lentamente la sta distruggendo. Riuscirà a salvarla e a salvare se stesso? Uno stile di scrittura acuto, a tratti didascalico, ma mai pesante, ironico e divertente oltretutto. Gli occhi scorrono tra le pagine, avidi di conoscere e aprire le serrature nascoste della verità, tra bene e male, tra rinascita, perdono e vendetta. È tutta una questione di equilibri, sempre così fragili, delicati e ai limiti di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Credete che alla fine sarete in grado di condannare o assolvere? Io sono certa di no. A voi comunque la decisione.

Un’ultima cosa, un avvertimento di Michele: “Non affezionatevi a questo spilungone strampalato, al quale il croupier ha servito una mano di carte davvero di merda. Forse provate un po’ di pena. Ebbene, ricordatevi chi sono. Non dimenticate il rasoio”.

Un grazie sincero all’autore Ferdinando Salamino. Sapendo della sua professione di psicoterapeuta avevo il timore di trovarmi a leggere un saggio. E invece ammetto che in questo romanzo il pathos non manca mai ed è rappresentato sotto ogni sua più dannata forma! In attesa di un seguito, io non potrò mai dimenticare quel ragazzaccio di Michele Sabella!

 

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