Marco Malvaldi – La misura dell’uomo

manu, 11 Luglio 2019

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Il talento coglie un bersaglio che nessuno riesce a colpire.
Il genio coglie un bersaglio che nessuno riesce a vedere.
[Arthur Schopenhauer]

Partiamo da un fatto: Marco Malvaldi è un genio! Seriamente: leggetevi la biografia, due notizie, le interviste e poi ditemi se non ho ragione; in ultimo leggetevi il romanzo La misura dell’uomo e vi convincerete che il Professor Malvaldi, in quanto genio, ha pieno titolo per scrivere di un genio, cioè di una delle più brillanti personalità della storia dell’umanità: Leonardo da Vinci.

Questo personaggio universalmente riconosciuto come un gigante, esce dalla sua penna con tratti umanissimi: eclettico, duttile, curioso sperimentatore in tutti i campi dell’allora scibile umano, inoltre si presta a meraviglia al gioco dell’autore, che gli fa indossare in questo caso anche i panni dell’investigatore. Colui che era il massimo esperto nel saper traslare le scienze speculative in scienze applicative e nel trasformare empirismo in tecnologia quotidiana, in questo romanzo, oltre a risolvere un misterioso caso riguardante un sospetto omicidio e complicati a intrighi finanziari, ci accompagna in un viaggio di scoperta per capire e riconoscere – ora come allora – quale sia la “misura” dell’uomo, intesa come valore assoluto, anche comparata all’eterno e a Dio.

Altro bellissimo personaggio è Ludovico il Moro, figura potente e vincente, bel mix di intelligenza politica e sapienza finanziaria. Figura grande non solo nella stazza fisica, un metro e novanta di autorevolezza, ma anche per l’imponenza del ruolo storico e le cui riflessioni sono ancora estremamente attuali. Non nego di aver pensato che personalità di tale calibro (con tutti i suoi umanissimi pregi e difetti) latitino dalla scena politica odierna e ce ne facciano rimpiangere lo spessore.

Dunque un romanzo, questo, che non ha la pretesa di definirsi storico per stessa ammissione dell’autore, pur dipingendo con grande puntualità un bellissimo affresco su questo periodo storico così affascinante, il Rinascimento, sul quale non se ne sa mai abbastanza. La lingua, i modi, i costumi, sono una ricchezza che impreziosisce l’opera senza appesantirla perché sapientemente dosata dall’ironia (si sorride sovente, come è tipico di Malvaldi) e dall’indiscussa maestria dell’autore che, si capisce leggendo, deve essersi divertito tantissimo nel documentarsi nell’infinita materia di studio che offre il volersi cimentare con la figura leonardesca.

Quindi oltre alla trama intrigante e di tutt’altro che facile soluzione, ai colpi di scena immancabili e alla complessità dei personaggi, la lettura de “La misura dell’uomo“ è godibile anche per il valore aggiunto apportato dalle riflessioni filosofiche. Dalle parole di Leonardo in persona impariamo semplici ma preziose lezioni: nessuna cosa o creatura è senza errore e che apprendere l’arte dell’imparare prevede prendere dimestichezza con gli errori, per non ripeterli e crescere in sapienza, e che l’uomo se misurato, cioè messo a confronto, con se stesso, con la natura e con la storia è, e sarà sempre, il progetto più interessate e costruttivo al quale applicarsi.

 

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