Maurizio de Giovanni – Il pianto dell’alba

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Mergellina e via Toledo. Ma anche i Quartieri. E la spiaggia. O meglio, il mare. Visto dall’alto, dal luogo del primo bacio e delle prime promesse tra due innamorati che temevano di non incontrarsi mai veramente. O dalle stanzulelle scavate nel tufo dove ha vissuto un altro grande amore finché ha avuto il tempo per farlo, ma è proprio quello stesso mare che risponde alla fine di Il Purgatorio dell’Angelo quello che accarezza la Napoli mai citata espressamente eppure personaggio essenziale anche del nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, Il pianto dell’alba. L’ultima ombra per il commissario Ricciardi edita da Einaudi è ancora una volta non solo indagine, ma anche e soprattutto poesia. E, questa volta ancora di più, poesia d’amore. Tra Luigi Alfredo Ricciardi, appunto, ed Enrica, per questa storia con la quale de Giovanni segna la conclusione del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario dagli occhi verdi che sente le ultime parole dei morti nella Napoli degli Anni Trenta.

Il pianto dell’alba è una lunga, appassionata, dolce, struggente dichiarazione d’amore che si muove non soltanto nei luoghi della città, ma principalmente in quelli del cuore. Dei cuori. Con anche la capacità bellissima di dare voce ai sentimenti forti, profondi, sinceri dell’animo maschile, esplicitando con le parole l’animo schivo, restio, proprio dell’essere maschile, che è invece meraviglioso quando riesce a esprimere la meraviglia di ciò che prova per l’amata.

Ricciardi saluta i suoi lettori con quella che il sottotitolo definisce la sua “ultima ombra”, ma che ultima non sembra davvero esserlo, nel senso che sicuramente accompagnerà per sempre chi si lascia coinvolgere dalle pagine del libro.

Il viaggio verso la verità per chiarire un omicidio che chi è in alto vorrebbe far passare per passionale e nello stesso tempo sembra voler nascondere è un passaggio obbligato per questo nuovo Ricciardi, cambiato dalla felicità di un amore che, seppure ambientato negli Anni Trenta, è descritto da de Giovanni in modo estremamente moderno, nel rapporto, negli sguardi, negli atteggiamenti: senza remore nel mostrarsi. E altrettanti viaggi sono quelli nel modo di essere dei personaggi che nella saga di Ricciardi si è imparato a conoscere, da Maione a Modo, da Enrica a Bianca, da Livia ai coniugi Colombo, da Bambinella a Nelide, la giovane governante del commissario che in questo pianto dell’alba non resta sullo sfondo, ma diventa tassello di svolta e unione del tutto.

E infine le parole, esse stesse viaggio e luogo per una scoperta che tiene con il fiato sospeso sino in fondo. Per confermare quello che lo stesso Maurizio de Giovanni aveva detto durante una presentazione di un romanzo precedente in cui aveva annunciato l’ultimo atto dedicato a Ricciardi: la sfida è trovare qualcuno che, arrivato alla fine, riesca a nascondere le lacrime. Perché al di là della storia, Il pianto dell’alba, in fondo, è anche viaggio in quel luogo che è se stessi.

E nel profondo, immenso, immortale significato dell’amore.

 

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