Cristina Rava – Di punto in bianco

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Della trama di un giallo, si sa, ben poco si può dire a meno che non si voglia, con perfidia, sciupare la sorpresa dei lettori e rovinare tutto. Quello che possiamo raccontare però è il ritorno dell’affascinante Bartolomeo Rebaudengo, un tempo commissario e formidabile profiler, ora residente nella bella magione langarola ereditata dalla defunta zia, e del medico legale Ardelia Spinola.

Il legame che li unisce lo intuiamo da accenni personali, brandelli di memoria dell’uno e dell’altra, dai dialoghi in punta di fioretto – battute di lei – e garbata ironia – risposte di lui.

Quello che possiamo ancora dire è la perfetta ambientazione del racconto fra le colline, le nebbie e le piogge di novembre delle Langhe; i piatti della tradizione piemontese cucinati dalla rude Nora, cuoca di casa Rebaudengo, così corposi e reali da lasciare al lettore l’impressione di averli davvero gustati; la quantità e la qualità degli ottimi vini; la concretezza e realtà di tutti i personaggi che si alternano sulla scena del crimine.

Crimine che riguarda la scomparsa di un ragazzo. Ventitré anni, un po’ nerd, malvisto da un gruppetto di coetanei ricchi e vuoti di cervello, Dario Colombero aveva acconsentito, forse nella speranza di venire finalmente accettato, di partecipare a una festicciola nella villa di uno di loro. Da lì se n’è andato con le proprie gambe, o almeno così sostengono i suoi ospitanti, ma allora che fine ha fatto? Sarà il torinese Martino Bergero, diventato un buon amico del profiler Rebaudengo, ad avvertirlo di aver visto il corpo in una fossa durante una delle sue peregrinazioni notturne.

Peccato che Martino, dopo un brutto incidente occorsogli anni prima, tanto giusto di testa non sia, ma onesto e corretto sì, tant’è che Rebaudengo gli crede e convocati i carabinieri dalla caserma di Cuneo parte la caccia al colpevole. Intanto il cadavere è scomparso dal luogo in cui Martino lo ha visto e riapparirà solo qualche giorno dopo nascosto sotto un cespuglio nel giardino della villa dove si era svolta la festa. Rebaudengo verrà chiamato ad aiutare il maggiore dei carabinieri Bonaldo e il pubblico ministero, il pignolissimo Novello, nell’indagine e convocherà a sua volta Ardelia Spinola nella sua qualità di medico legale nonché di sua antica e mai dimenticata fiamma.

Cristina Rava permette al lettore di conoscere solo una parte dell’intricata vicenda e, così facendo, lo spinge a ragionare e a immaginare i possibili scenari coinvolgendolo in un gioco astuto e intelligente. Intanto, entriamo nella vita dei paesi – che, si sa, sono microcosmi che contengono il Cosmo – nei segreti inconfessati eppure noti a tutti e nei misteri dei loro abitanti, nell’esistenza di protagonisti e comparse di questo giallo ricco di sfumature, psicologia, ironia e ottima detection. Fra descrizioni di un territorio pieno di amore per le tradizioni e la buona tavola, rispettoso dell’amicizia e della stima che si deve a chi ci fa del bene, ma nondimeno disposto, proprio in virtù di tale rispetto, a fare ciò che non si dovrebbe, il libro scorre piacevole e complesso spostandosi dalle Langhe alla Liguria di Albenga insieme ai suoi attori principali.

E Cristina Rava si riconferma una formidabile maestra del noir nostrano.

 

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