Andrea Del Castello – La voce della morte

cristina, 22 Febbraio 2019

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Il Male ha i suoi vizi e li alimenta per rigenerarsi, per riprodursi a ciclo continuo, per duplicarsi all’infinito. Il Male è un predatore che attacca gli esemplari più deboli. E tutti nel corso della vita attraversiamo una fase di instabilità. Ci trasformiamo in guerrieri con una crepa nello scudo. È lì che si insinua il Male. Nel punto debole siamo permeabili alle tentazioni e diventiamo schiavi dei nostri vizi. Ci lasciamo affascinare dal Male tentatore che ci assicura di lenire le nostre ferite. Il Male ci seduce con la falsa promessa di proteggerci dalle nostre paure.

Leggere questo libro è stato un po’ come salire sulle montagne russe.

Una partenza tranquilla,una graduale salita e poi giù, in picchiata, fino ad avvertire quel vuoto allo stomaco che si trasforma in adrenalina, per terminare la corsa lasciando quella sensazione di appagamento e di successiva velata tristezza, come quando finisce un bel gioco.

La spinta iniziale nel buttarmi in questa lettura è stata, lo ammetto, la curiosità di vedere se un autore che ha scritto un saggio su “Come si scrive un thriller di successo”, fosse davvero in grado di tirar fuori qualcosa di buono. E, considerando la sua prima esperienza come autore di genere, le mie aspettative non sono state deluse.

Una storia che parte con un “banale” omicidio di un ragazzo trovato assassinato all’interno della sua auto dopo una notte brava in discoteca. Viene subito da dire : ah ecco, la solita storiella trita e ritrita. Invece no! Parte da qui una vera caccia al killer seriale che firma i suoi delitti lasciando sulle vittime dei segnali, come un codice per trasmettere il suo messaggio. Ed ecco che per risolvere il rebus seguiamo con grande attenzione l’indagine del commissario Giorgio Cani, un uomo cinico, scontroso, sempre in guerra con se stesso e con il mondo. Un uomo che nella sua lotta quotidiana contro il Male non considera tutto il resto, perché in fondo, un po’, è lui stesso il Male. “Vittime” del commissario sono soprattutto le persone a lui più vicine: la moglie e i collaboratori, colleghi di squadra. Ha costruito una corazza di ferro intorno a lui, fatta di cattiveria, per difendersi da se stesso e cercare di superare un vuoto per lui incolmabile. Nel corso degli eventi però questa corazza inizierà a scalfirsi, fino a rompersi e ciò che ne uscirà sarà qualcosa di sorprendente.Nel suo percorso il commissario incontrerà non pochi ostacoli, rischierà la carriera e la sua vita subirà una svolta decisiva.

Attorno a Cani ruotano, gli uomini della sua squadra, anche loro con le loro debolezze, tra luci ed ombre. Ben caratterizzati, tutti, impossibile non provare empatia per ognuno. Anch’essi subiranno una sorta di trasformazione nel corso della storia. Ognuno ricoprirà un ruolo ben preciso: chi più chi meno, saranno tutti fondamentali per la soluzione del caso.

E la moglie Letizia, il cui torto, secondo il marito, è quello di decidere di riprendere in mano la sua vita, di avere nuovamente una sua identità di donna alla quale ha rinunciato per amore suo e della figlia, annullandosi totalmente. Ma Cani non vuol saperne e si oppone fortemente alla sua scelta che la porterebbe a far parte del mondo delle macchinette per il gioco d’azzardo, un mondo che lui trova sporco e pericoloso.

Interessanti le scelte stilistiche dell’autore che ci racconta il tutto utilizzando paragrafi brevi, dialoghi diretti, capitoli piuttosto corti. La tecnica narrativa del Cliffhunger, ha spiegato lui stesso in un’intervista, prevede che il lettore resti “appeso” alla fine di un capitolo in attesa del passo successivo. Tecnica che spesso contraddistingue quei thriller detti anche page turner, ovvero creano quel ritmo incalzante che porta inevitabilmente il lettore a voler girare pagina, una dopo l’altra, come fosse preso da una dipendenza della quale non può fare a meno. E di dipendenza si parla per tutta la storia, una dipendenza che può distruggere intere vite, lentamente ed inesorabilmente.

Brividi, non solo di paura in questo thriller, ma anche sentimenti forti :rabbia, delusione, tradimenti, invidia. Ogni personaggio sarà contemporaneamente vittima e carnefice.

Non voglio svelare nulla del resto della trama perché toglierei il piacere della scoperta. Lascio però un piccolo estratto dell’epilogo del quale capirete il significato qualora vorrete conoscere che suono ha La voce della morte.

“La formica sale lungo il filo d’erba per rincorrere il suo sogno. Vuole arrivare là dove pensa di poter morire. E si protende verso l’alto, l’insetto, per congiungersi al Male che lo chiama. È la morte la sua libertà.”

 

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One Reply to “Andrea Del Castello – La voce della morte”

  1. Ve lo consiglio, veramente appassionante! Non avevo mai letto un thriller, per me è stato un piacevole avvio!

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