Luana Troncanetti – Silenzio

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I libri sono come le persone che incontri.
Con alcuni di essi si entra subito in sintonia, ti sembra di conoscerli da sempre e che abbiano, da sempre, fatto parte di te. Restano accanto, o per meglio dire dentro, anche una volta che li posizioni lì, sulla libreria.
Con altri il feeling tarda a crearsi, alle volte non si riesce proprio a legare. E non è colpa né dell’uno né dell’altro. Semplicemente ci si scopre su frequenze diverse.

Devo ammettere che con Silenzio è andata così. Non sono riuscita ad entrare nelle frequenze della storia. Premetto che nulla di quanto ho provato, addentrandomi nella lettura, è un giudizio negativo.
Come spesso mi è accaduto leggendo romanzi di auto pubblicazione, ho avuto la sensazione che la scrittura risentisse del desiderio di raccontare e dire molto, anche più del necessario. E che sia venuto a mancare quella revisione approfondita che permette ad un diamante grezzo di brillare in tutta la sua perfezione.

Le descrizioni di Roma, poetiche ed incantevoli nelle loro iperboli ispirate, sono contrapposte a personaggi facilmente catalogabili che ricordano un déjà vù. L’accanimento dell’assassino sulle mani è un espediente oltremodo noto, che permette di focalizzare immediatamente il movente. L’ispettore Proietti è caratterialmente e fisicamente fuori dalle righe, ma rientra istantaneamente nei canoni dei suoi colleghi più famosi, nel momento in cui corregge chi lo appella erroneamente “commissario”.

Lo schema della trama, finemente articolato nei diversi ed interessanti intrecci tra i personaggi, necessita a mio sentire, di un più ampio spazio di respiro per permettere al lettore di non disorientarsi.

Resta inteso che si tratta semplicemente di un’opinione strettamente vincolata alle mie sensazioni personali e ciò che sono le mie aspettative nei confronti di un romanzo.
Non ho incontrato in questo libro un amico, ma sicuramente è stata una conoscenza interessante e una storia che merita di essere ascoltata. Tutti i libri vanno sempre ascoltati, magari vanno ripresi in tempi diversi per trovare sensazioni e emozioni diverse.

Alla fine dei conti, seppur grezzo, un diamante resta pur sempre un diamante.

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