Elizabeth Laird – Welcome to Nowhere

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Il dodicenne Omar vive nella ridente e vivace città di Bosra in Siria. Il suo idolo è il cugino Rasul che aiuta nel negozio di souvenir dopo la scuola: da grande vorrebbe entrare in affari con lui e diventare ricco. Lo spirito imprenditoriale non gli manca, semmai Omar non ama la scuola e la frequenta poco volentieri. La sua famiglia è benestante: Omar ha altri quattro fratelli, due più grandi e due più piccoli di lui, una madre che cucina piatti deliziosi e un padre che lavora al Ministero per l’Agricoltura. Tutto scorre in una clima apparentemente normale fino al giorno in cui la sua vita e la sua città vengono sconvolte da una parola: guerra. La Siria è in guerra e quello che doveva essere uno scontro veloce per placare alcuni ragazzini irriverenti, che si erano messi a giocare agli oppositori col Governo, diventa un vero e proprio massacro. Omar perde tutto e deve trasferirsi con la famiglia prima a Daraa e poi in un villaggio rurale in cui la vita è molto diversa da come era stato abituato fino ad allora. Ogni spostamento porta via un po’ di identità, ricordi, speranza: non importa quanto si possa scappare lontano, l’ombra della guerra non lascia scampo. Non esiste più un luogo da poter chiamare casa, ma soltanto un enorme cumulo di tende nel Campo di Accoglienza di Za’atari che diventa la loro salvezza e la loro prigione.

Omar e i suoi fratelli crescono e affrontano difficoltà che fino a poco tempo prima sembravano lontane e sconosciute: la loro vita non esiste più. Bisogna ricominciare da capo. Ma come si fa a ricominciare quando non si può tornare a casa? “Nowhere” è un non-luogo in cui i sogni, le speranza, la rabbia e i conflitti di un ragazzino prendono forma e ci vengono narrati dal suo punto di vista di dodicenne con una naturalezza e una confidenza tale da far davvero capire al lettore come ognuno di noi sarebbe potuto essere Omar. In fondo la parte del mondo in cui si nasce non è un calcolo matematico, ma una questione di pura fortuna e la fortuna non è uno stato di diritto.

Elizabeth Laird, scrittrice per bambini, pubblica questa volta un romanzo young-adult, basato su storie ed eventi che non sappiamo o non vogliamo conoscere più a fondo: la voce del suo Omar arriva dritta e come la lama di un coltello squarcia il velo che ci offusca la vista. Fortemente consigliato anche ai lettori più adulti.

Sujata Massey – Le vedove di Malabar Hill

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Sujata Massey, madre tedesca e padre indiano, ha studiato scrittura creativa ed è stata reporter per il Baltimore Evening Sun. Con Le vedove di Malabar Hill inizia un’intrigante serie di gialli ambientati negli anni ‘20 a Bombay, l’odierna Mumbai, che vedono come protagonista una giovane procuratrice legale della comunità Parsi, coraggiosa, intraprendente e dal passato complesso.

Perveen Mistry, benché personaggio di fantasia, si ispira alle prime avvocatesse indiane la cui vita è stata irta di difficoltà a causa dei molti e pesanti pregiudizi legati alla scarsa considerazione concessa alle donne all’inizio del secolo appena finito, e non solo nella lontana India. Incontreremo Perveen alle prese con tre vedove musulmane purdahnashin (donne recluse in casa a vita) e un controverso testamento; la morte violenta dell’amministratore dei beni di famiglia; la sparizione della figlia di una delle tre e altri misteriosi accadimenti che l’indomita protagonista, aiutata dal padre celebre principe del foro e da Alice, inglese e sua amica del cuore, si troverà a fronteggiare.

Sujata Massey, con maestria e perfetta padronanza della storia e dei costumi dell’epoca legati alle diverse etnie e religioni, conduce il lettore all’interno di un mondo straordinario e affascinante.

Possiamo solo augurarci che questo sia il perfetto inizio di una lunga serie di inchieste della simpatica e spregiudicata Perveen.

Heather Morris – Il tatuatore di Auschwitz

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E’ difficile immaginare come, proprio tra le pagine più orrende che la storia ci ha lasciato in eredità, possa trovare spazio una traccia d’inchiostro che lascia segni di amore, speranza e felicità. Auschwitz, Birkenau. Là dove è stata cancellata la dignità dell’uomo fino a privarlo della propria identità, là dove la morte sembrava essere l’unico destino possibile per chiunque, non poteva esserci spazio che per la rassegnazione. Ma non per Lale, deportato “volontario” capace di sacrificare il proprio destino per salvare la propria famiglia. E paradossalmente capace di costruire il proprio futuro proprio nel luogo dove il futuro sembrava impossibile per chiunque.

Formalmente costretto a privare le persone della propria identità sostituendola con un impersonale numero da macello, Lale il “tatuatore” trova l’amore dove tutto intorno odora di sofferenza e morte. Il sentimento per Gita diventa la chiave di accesso alle più impossibili delle sensazioni: la speranza, la libertà. La visione della salvezza, di una vita insieme. La consapevolezza di potercela fare.

Passano le giornate, le stagioni, gli anni e gli sguardi, gli incontri e le promesse si alternano con il lavoro, l’umiliazione, la morte. Piccole e brevi emozioni, essenziali attimi di luce di una vita trascorsa al buio. Ma la forza di Lale e Gita sta proprio nel sapersi sussurrare parole di speranza dove intorno si combatte per un tozzo di pane e per esserci ancora il giorno successivo. L’incoscienza della giovinezza pronta a sfidare la malvagità del mondo. La forza dell’amore come unica arma per combattere. Inseguire un sogno impossibile per cancellare l’orrore che li circonda.
Un libro che colpisce dentro, Il tatuatore di Auschwitz, capace di danzare in punta di piedi sull’atrocità quotidiana e di far emergere sogni e speranze dove tutto sembra ridursi alla sola sopravvivenza. L’impressione è quella di una storia impossibile. Eppure è tutto vero.

Raramente i racconti dai Lager hanno dato l’opportunità di portare alla luce tratti anche solo vagamente positivi. Difficile provocare un sorriso, là dentro. Lo fece egregiamente Benigni in La vita è bella. Lo fa con altrettanta cura ed il necessario pudore Heather Morris. Perché saper accostare, con delicatezza, nella stessa pagina uno sguardo d’amore con il fumo proveniente dai forni crematori a far da sfondo, ha dell’incredibile.

Altro che kapò…chapeau!

Francesca Battistella – Re di bastoni, in piedi

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Francesca Battistella ancora una volta mi stupisce con i suoi gialli noir. Non ho mai negato il mio amore per la scrittura di Francesca: veloce, fresca, schietta, che si addentra nelle trame senza troppi fronzoli e senza perdersi in descrizioni inutili; un tratto che rende i suoi scritti spesso come testi teatrali. Mentre leggi sei esattamente lì, dove lei ti conduce, che siano momenti di fantasia o realtà esistite, tu senti proprio quello che lei ti sta descrivendo.

“Re di bastoni, in piedi” primo suo lavoro pubblicato da Scrittura & Scrittura, che io leggo dopo “La bellezza non ti salverà” (trovate qui il mio pensiero), è ambientato a Napoli, ed è Napoli che, nel bene e nel male, si respira in ogni pagina del racconto: la mafia, la corruzione, i soldi sporchi, le sigarette di contrabbando, i regolamenti di conti tra clan. Vi è però un retro della medaglia meraviglioso: si vuole a tutti i costi avere una Napoli pulita e migliore, dove far crescere i propri figli a testa alta.

Maricò, personaggio principale, vive tra sogni premonitori, futuro letto nelle carte da gioco, e Casa Serena, pensione ereditata dai genitori, dove abita con i suoi ospiti, di cui uno fisso è don Cecè. Don Cecè al termine della sua vita, lascerà in eredità a Maricò che ha sempre considerato come figlia, non solo il suo conto in banca, ma anche un segreto, delle carte che serviranno a dipanare una matassa non facile. Ecco che politici, clan rivali, avvocati, personaggi di dubbia provenienza, danzeranno intorno a Maricò ingarbugliando a tratti l’intera vicenda.

Come in ogni libro giallo ci si affida ad un commissario, qui abbiamo Raoul Zanardi, ufficiale della Polizia Giudiziaria presso l’Alto Commissariato Antimafia, che interverrà nella risoluzione del problema.

Attenzione al Re di bastoni, in piedi, ma anche al fascino del bel Ufficiale! Buona lettura!