Stefano Bonazzi – L’abbandonatrice

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Le vacanze portano con sè quella voglia di letture e di recupero tempo perso che immancabilmente mi assiste durante l’inverno: non che non legga, ma mi sembra di procedere a rilento e le pile di libri aumentano a dismisura aspettando le giornate più lunghe e il relax. Così in queste vacanze ho portato con me il libro di Stefano Bonazzi, che da quest’inverno giace nelle cataste di libri in lettura.

Come sempre nei miei vari giri sui gruppi di libri di Facebook mi sono imbattuta ne L’abbandonatrice, di cui subito mi sono innamorata della copertina. E’ uno di quei libri che insime a Le Siamesi di Alessandro Berselli mi ha fatto viaggiare indietro nel tempo, nella giovinezza e nella instabilità psicologica del post liceo.

Premetto, e lo scoprirete solo al fondo nei ringraziamenti, che l’intera storia è ispirata ad un racconto vero. Viaggiamo tra Bologna e Londra, dove la storia si svolge, ma sarà il capoluogo Emiliano a riempire maggiormente gli spazi. Una Bologna viva, ma mai troppo colorata attraverso gli occhi di questi quattro ragazzi che fanno da protagonisti al racconto.

Sofia, Oscar, Davide e Diamante nel pieno della loro crescita si trovano ad affrontare incertezze della vita, paure e difficoltà, insieme è vero, ma mai accompagnati da figure che dovrebbero fare da timone nella vita dei figli.

L’arte li accomuna: disegnare, dipingere, fotografare, suonare il pianoforte; figure forti che vedono e attraversano la quotidianità attraverso le sensazioni: suonando una melodia, attraverso un obbiettivo fotografico, incidendo qualsiasi materiale con un pirografo.

Oscar pianista, Sofia pittrice, Davide fotografo, la vita dei tre sarà legata per sempre, saranno indivisibili nel cercare di superare le paure, la dipendenza dalla droga, le crisi di panico, l’omosessualità che le famiglie non accettano, fino ad un bivio, dove le strade dei tre si divideranno per sempre, ma rimanendo legati da un filo invisibile.

Non sarà facile per Davide accettare le decisioni di Sofia e di Oscar, come non sarà facile prendere per mano Diamante e condurlo sul sentiero della rabbia per dargli delle spiegazioni.

Ogni sentimento in questo libro viene associato a un colore, ed è emozionante il pezzo in cui viene spiegato il colore blu, il nero e il bianco.

Lasciatevi condurre da questi ragazzi, provate a pensare come eravate voi all’uscita del liceo, quante paure, quante aspettative, quante “brutte” strade erano davanti a voi pronte a calarvi in qualche anfratto buio. Non sarà una lettura spassosa e rilassante, ma riflessiva e emozionale nel bene e nel male.

Leggetelo, vi sezionerà, vi farà cambiare umore a ogni pagina, ma vale la pena conoscere anche queste storie, che probabilmente sono più comuni di quanto crediamo.

Paolo Negro – Clone

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Se mi leggete spesso ormai sapete che da qualche tempo mi diverto a seguire le condivise del gruppo “I thriller di Edvige” che, con il blog Del Furore di aver Libri che curo con Loredana, collaborano e lanciano mensilmente. Possono essere nuove uscite, autori sconosciuti ai più o con cui tutti noi addetti ai lavori collaboriamo, ma le letture scelte sono sempre thriller o polizieschi.

Questo mese è stato scelto Clone di Paolo Negro. Thriller sì, ma definirlo solo storico è molto riduttivo. Non voglio entrare nel merito della trama che potrete trovare sui mille siti internet, ma sulla sfaccettatura religiosa.

Credenti o non credenti siamo davanti ad un dilemma. La Sacra Sindone viene trafugata, così come l’Autoritratto di Leonardo: lo scopo è rubare entrambi, o gettare nello scompiglio le certezze dei numerosi esami che certificano l’autenticità del Sacro Lino? E chi sono i due uomini trovati morti in circostanze molto strane? Tutti personaggi collegati al Vaticano e alla Chiesa o ladri maldestri finiti in qualche misteriosa trappola?

In tanti tratti mi sono trovata a paragonare il libro di Paolo negro con il Codice Da Vinci che tanto mi ha appassionata tempo addietro. Ambientato in una Torino descritta con maestria, da Palazzo Madama, ai portici di via Po, me la sono gustata. Si legge tra le righe l’amore dell’autore per la città, la si respira e anche chi non la conosce non potrà che apprezzarla. Il Vicequestore Franco Barbieri, burbero, solo, ma sempre molto attento nei particolari del suo lavoro; imparerete ad amarlo e ad odiarlo, impulsivo, diretto, ma con un cuore pieno di amore. La sovraintendente della Biblioteca Reale di Torino Greta Desantis, un personaggio per molti motivi in secondo piano, ma che durante lo svolgimento della storia catturarà l’attenzione del lettore per la sua tenacia, per la sua voglia di vivere anche se tutto le sta togliendo le forze per continuare a combattere per vivere. Monsignor Perotto, il terzo pesante personaggio intorno al quale tutta la vicenda si svolge, racconterà tutta la verità al vicequestore per la risoluzione del caso? Ometterà particolari storici che aiuteranno a capire la verità? Ma in fondo il nocciolo della questione è capire chi ha ucciso i due malcapitati o dipanare la storia, le guerre religiose, le confraternite segrete e occulte?

Prima della fine del libro farete la conoscenza di Tommaso, un ragazzino uguale a tanti ma che in questo caso vi accompagnerà al finale del libro; un finale aperto, dove ogni lettore potrà decidere quello che è meglio per se stesso e per le proprie convinzioni.

Il titolo, questo misterioso titolo Clone, cosa immaginate possa entrate in tutta questa faccenda a tratti forse troppo religiosa, ma che altro non è che una lezione di storia antica?

Ve l’ho detto non è il solito thriller, è un intreccio molto ben congeniato tra verità e fantasia. Segreti e colpi di scena, in fondo chi da sempre ama la storia del Sacro Graal e tutte le storie che il Vaticano cela, non potrà che amare il Clone.

Se volete dare risposte alle tante domande che vi ho posto leggete il libro di Paolo Negro, non ve ne pentirete.

Alessandro Perissinotto – Semina il vento

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Altro giro altro libro. Probabilmente lo avete letto sul Blog Del Furore di aver libri, anche qui collegato, ormai da qualche mese a Rosta si svolge un Gruppo di Lettura a cui possono partecipare proprio tutti. Ad ogni incontro si stabilisce un nuovo libro da leggere. Nell’ultimo evento abbiamo analizzato Semina il vento di Alessandro Perissinotto di cui ora vi parlo.

Inizio con il dire che è un libro uscito nel 2011 in prima pubblicazione, ma attualissimo oggi. Incontriamo Giacomo e Shrin, i due protagonisti, di cui è raccontata la loro storia d’amore dal primo incontro, che passa attraverso fasi della vita normalissime, fino a incagliarsi in qualcosa di più grande della loro unione. Passiamo attraverso un’Italia e una Parigi in piena immigrazione, conosciamo l’amore enorme che unisce i due personaggi, la tradizione che manca nella vita di lei, ma che è presente nella vita di lui. Ci perdiamo in una Parigi già grande città, dove tutto passa velocemente, ma dove per cercare personale, un barista nell’annuncio scrive “si ricerca personale fantasioso”, che vuole dire molto sul quanto è difficile trovare persone volenterose e piene di iniziativa da inserire negli organici; ma ci troviamo anche in un paese vicino a Vercelli dove tutto avviene in comunità, dove le notizie si apprendono al negozio di alimentari del paese, dove tradizione, costumi e dialetto sono alla base di tutto.

Shirin lasciata Parigi per scelta si troverà a Molini, in un paese che apparentemente la fa sentire come integrata, ma che con il passare del tempo la metterà in disparte additandola come immigrata, come non gradita. Passeranno periodi in cui sembra che tutto proceda nella solita routine, ma qualcosa di mai colmato si rompe all’interno degli equilibri della donna, cresce l’odio, le crepe diventano crateri e tutto precipita.

Non avevo mai letto Alessandro Perissinotto, una penna tagliente, senza troppi fronzoli, dritta al punto, ma che sempre mantiene lucidità senza mai perdersi o inabissarsi. Questo è un libro emozionante, attuale, spesso ho dovuto lasciare le pagine per far depositare il messaggio, per farmi delle domande e per cercare delle risposte sul mondo che mi circonda, che vorrei cambiare ma che posso solo scalfire. Una lettura che mi ha disarmata, arricchita, messa in guardia. Leggetelo se vi capita, non potrà che aumentare il vostro bagaglio culturale.

E ricordate: se seminate vento, raccoglierete tempesta, sempre!

Joel Dicker – La scomparsa di Stephanie Mailer

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Questo mese, con il gruppo di letture condivise a cui sono associata, abbiamo dato spazio all’ultima creazione di Joël Dicker. Lettura impegnativa per la mole di carta che dovete trascinarvi dietro se optate per leggere il cartaceo, ma se scegliete l’ebook tutto diventa un po’ più leggero.

Non posso dire, per quanto mi riguarda, che sia un libro che ho amato: ci sono state troppe cose che mi hanno resa scettica. La lettura è scorrevole come è sempre stato anche nei suoi lavori precedenti, ma c’è stato un punto del libro nel quale ero quasi annoiata dal non procedere della storia, ma assolutamente risoluta a scoprire l’assassino. Per il mio modo di essere lettrice è un libro con troppi personaggi, e non tutti legati alla storia: qualcuno probabilmente inserito per depistare, ma veramente la quantità di elementi da memorizzare mi ha spesso messa in confusione. Altro elemento che non ho amato è la lunghezza della storia, che tra le altre cose ho trovato interessante, ma in certi tratti troppo prolissa e dispersiva.

Consiglio la lettura? Sì, assolutamente sì, perché gli elementi di disturbo che ho incontrato io, magari non sono i vostri e nel complesso è un libro che un lettore deve avere nel suo bagaglio.
Ci sono state pagine in cui avrei fatto volentieri un salto all’interno della trama per picchiare qualche personaggio, ma ho amato molto Anna, risoluta, di carattere, che non si spezza e non si abbatte nonostante tutto le sia avverso. Anna crede in quello che ama e lo fa con una passione e una determinazione che non le fanno mai perdere le coordinate. Poi ho tifato per Jesse e Derek, per la loro amicizia, per quello che hanno dovuto affrontare, per le carriere che hanno scelto di accantonare, perché la squadra spesso è l’arma vincente.

I salti di tempo sono sempre stati chiari, non mettono mai in difficoltà il lettore e le descrizioni dei luoghi sono sempre accurate, non ci si sente mai smarriti.
Probabilmente è uno di quei libri che non rileggerò, ma sono contenta di essermi persa nelle pagine di questo meraviglioso festival che alla fine è il nocciolo dell’intera questione.

Massimo Carlotto – Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane

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E’ il primo libro di Massimo Carlotto che mi transita tra le mani e ne sono rimasta affascinata. La scrittura è affilata come una lama di coltello, dritta sempre al punto, le descrizioni non sono mai troppe o troppo poche, il giusto per farti capire esattamente dove devi essere leggendo la storia. Pochi pezzi di puzzle iniziando il libro, che come un fiume in piena ti portano diritto all’interno della storia.

Un caso dell’Alligatore, che mi ha fatto spaziare tra polizia corrotta, narcotrafficanti, prostituzione e un trio di amici con a capo l’Alligatore, Marco Buratti in un mare di Blues.

“Gli inquirenti italiani sospettavano che il progetto si fosse sviluppato all’interno di strutture create da diversi governi per gestire ex criminali di guerra, terroristi, funzionari di alto rango provenienti dall’Iraq, dalla Libia, dalla Siria e da qualunque altro posto del cazzo che possedesse qualcosa che faceva gola alle potenze mondiali. Un calderone di collaboratori, pentiti, parenti, testimoni che dovevano essere ricollocati altrove.”

Uno spaccato del libro che mi ha lasciato l’amaro in bocca, perché spesso queste parole sono una radiografia del mondo che ci circonda, che non vogliamo vedere, che non vogliamo che esista, ma che inevitabilmente viene gestito da “piani alti”, ministeri, e funzionari. Lo trovo triste, ma in questa storia di fuorilegge ci sta a pennello. Marco Buratti e i suoi amici, vengono usatimper appianare situazioni che solo un fuorilegge può gestire con le proprie conoscenze.

Ci sono momenti del libro che portano il lettore a prendere a cazzotti i protagonisti e a regolare i conti, ma in fondo i tre amici hanno anche un cuore, un codice etico, una parvenza di Robin Hood nell’anima. Il titolo è azzeccatissimo, e lo si capisce solo leggendo la storia.

Il bene e il male, la strategia, l’astuzia, la psicologia, fanno di questo libro un noir che lascia senza fiato. Un intreccio di storie e di casi che non vi deluderà, ma vi terrà incollati alle pagine. Se avete voglia di passare qualche ora adrenalinica leggetelo.

 

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