Fabio Geda – Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani

Vai alla scheda del libro

Ancora in viaggio con Fabio Geda. In viaggio con Emil.

Romania, Torino, Berlino, Madrid, alla ricerca di qualcuno per non restare da solo. “Perché se sei solo non puoi farti imboccare”.

E allora via, alla ricerca di un nonno mai conosciuto per potere, con lui, sognare di riabbracciare il padre.

E mille e più incontri. Scazzottate, pistole, droga e abusi a far salire di giri il viaggio.

Affidarsi a sconosciuti con storie altrettanto tormentate. Entrare e farsi largo nelle loro anime. Fino a mettere in piedi, inconsapevolmente, una sgangherata squadra di supporto alle ricerche attraverso l’Europa. Che belli i compagni di viaggio di Emil! Improponibili, scombinati, emeriti sconosciuti che ben presto si dimostrano essere la parte migliore di un mondo col quale sei sempre pronto a fare a cazzotti.

Il disincanto di un ragazzino tredicenne già troppo grande per vivere la sua età, ancora troppo piccolo per essere frenato dalle amarezze che la vita gli riserva. E la sicurezza di poter contare sulla figura imponente e protettiva di…Tex Willer!

Altro protagonista, altra storia di ordinaria quotidianità sociale. Affrontata con empatia e disincanto. Con la leggerezza necessaria per indurre il lettore ad entrare nel vivo del racconto, sedersi accanto ad Emil ed accompagnarlo nel suo viaggio. E magari, perché no, confidargli sottovoce la propria storia scombinata…

Alice Basso – La scrittrice del mistero

Vai alla scheda del libro

“Fatemi capire”. Può la trama, in un romanzo, passare in secondo piano rispetto ai suoi protagonisti? Non c’è dubbio. E allora immaginate pure Vani e Berganza che si appartano in un’area di sosta per pomiciare. Morgana in lacrime per il suo primo bacio. Riccardo che ostenta un’improvvisa francescana bontà verso il prossimo. La bella e vuota Lara che si ribella alla famiglia. Enrico l’editore che…vabbè, scopritelo da voi…

E’ innegabile, la carta vincente di Alice Basso sta nella caratterizzazione dei suoi personaggi! C’è spazio per la fantasia di ogni lettore. Immedesimarsi in uno di loro. Od Innamorarsene.

“La scrittrice del mistero”, quarta puntata della serie che ha come protagonista Vani, la ghostwriter sociopatica, mette da parte un po’ di cinismo per dar spazio alle emozioni.

Tanto da lasciar supporre – col rischio di causare un generale principio di disappunto nel lettore integralista – una deriva quasi sentimentale che, a tratti, sovrasta la trama stessa. Tanto da diventare, quasi inaspettatamente, “La scrittrice del mistero”, un vero trionfo di buoni sentimenti…

Certo è che anche il lettore più arido e privo di emozioni non resterà comunque indifferente all’empatia che lega Vani ed il commissario. Crampo.

Libro da leggere d’un fiato: in un giorno o una notte, insomma. Anche se, in realtà, volendo coglierne appieno tutte le citazioni (letterarie, cinematografiche, musicali e teatrali) sarebbe probabilmente il caso di dedicargli un mese intero! E questo “dettaglio”, degno di menzione speciale tra le doti di scrittura, lascia intuire quanto lavoro ci sia dietro.

Per onestà intellettuale, necessita un avvertimento. I romanzi di Alice creano dipendenza. Lascerete da parte importantissime attività quotidiane per ri-tuffarvi tra le pagine del libro. Sentirete un pizzico di disagio quando vi accorgerete di averlo quasi finito…e poi? E poi vi toccherà aspettare circa un altro anno per sapere cosa c’è dopo.

Daria Bignardi – Storia della mia ansia

Vai alla scheda del libro

E’ inutile girarci intorno. La Bignardi scrive bene.

Scrive di ansia, come si “intuisce” dal titolo, ma in realtà l’ansia non è altro che un sottile filo conduttore delle vicissitudini di Lea. Come da filo conduttore funge la sua malattia che, anziché farla da protagonista, come banalmente si sarebbe potuto ipotizzare, rimane sullo sfondo quasi ad amalgamare intrecci di famiglie, amori e sentimenti.

Fa riflettere, “Storia della mia ansia”. Sui rapporti umani, su come la difficoltà possa avvicinare le persone lontane ed allontanare quelle vicine. Su come spesso i legami più complicati, quelli più difficili da gestire, quelli meno rassicuranti siano in realtà i più gratificanti. Su come i rapporti veri non richiedano necessariamente continue esternazioni. “Sai che ci sono e fattelo bastare” sembra riassumere l’atteggiamento di Shlomo, marito di Lea. Ed è tutto lì. Poi, fuori da quel rapporto complicato, benchè granitico, è quasi scontato imbattersi in emozioni facili – tutto ciò che è nuovo è facile – trovare conforto in chi i sentimenti li sa manifestare; nell’abbraccio nuovo di chi condivide le tue sofferenze ma nulla conosce realmente di te. E poi realizzare che quel “Sai che ci sono e fattelo bastare” è tutto ciò di cui hai sempre avuto bisogno. Perché magari suona un po’ arido, ma è vero!

Non ho idea di quanto di autobiografico ci sia in questo romanzo. Non amo leggere prefazioni, quarte di copertina o presentazioni. Non ho notizie sulla vita privata di Daria Bignardi. Mi piace tuffarmi nei libri “a mente libera”. Entrare nella storia e riuscire a viverla è ciò che rende emozionante la lettura. Squadrare da vicino i personaggi. Aver voglia di inveire contro Shlomo capace di affrontare a muso duro la sofferenza di Lea urlandole che “Ognuno è responsabile del suo dolore”. Shlomo, il rude narcisista che tutti noi vorremmo, almeno ogni tanto, saper essere. O contro Lea, apparentemente succube di un rapporto a senso unico. Sedersi al tavolo con Luca e godere del suo saper essere giovane, malato e scanzonato.

E quindi poco importa se e quanto ci sia di vero. E’ una storia in cui è facile immergersi. Che scivola via velocemente e, lungo il viaggio, lascia tracce di riflessione. Un bel libro. Brava Daria.

Fabio Geda – Nel mare ci sono i coccodrilli

Vai alla scheda del libro

Devo fare una premessa. Ho una passione smodata per i romanzi che hanno come protagonisti ragazzini scombinati. E più sono raccontati dalla loro stessa voce, più mi piacciono. Per questo trovo particolarmente difficile mostrare distacco da “Nel mare ci sono i coccodrilli”.

Storia di un viaggio, come piace a noi. Un viaggio verso la libertà (e ci piace un po’ meno…). Un viaggio troppo di moda, di questi tempi. Fatto di abbandoni, violenza, sacrifici, miseria. Ma che, dagli occhi di un bambino, lascia trasparire tutta l’umanità di una condizione disumana. Il dolore diventa opportunità. I sogni devono vincere contro il male.

Enaiatollah scappa dalla violenza di un paese che per lui non ha futuro. In realtà è obbligato a scappare dal più grande e contraddittorio gesto d’amore della madre: l’abbandono. Mercanti di schiavi, corruzione, amicizie brevi e fugaci. La morte sempre troppo vicina. Destini che si incrociano, quelli di chi fugge. Pochi raggiungono la meta. Pochissimi, la libertà.

E non bastasse l’intero racconto a stimolare delle domande, a riflettere su questioni tanto attuali, soffermatevi sulle ultime pagine; sul perché Enaiatollah non sarebbe potuto restare a casa sua… sull’articolo del bambino-talebano-boia.

E’ del 2010, il romanzo; e tutto lascia supporre che sia una storia vera. Più che vera.

La storia, quella raccontata, di molti altri Enaiatollah. Troppi altri.

Sarebbe forse utile che libri come questo si leggessero di più. Forse impareremmo che quella storia che ‘fare di tutta l’erba un fascio’, benchè estremamente comoda, non è sempre la soluzione più opportuna. Si chiama umanità. Si chiama civiltà.

Ah, una raccomandazione: già che ci siete, accompagnate la lettura con l’ascolto di Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane!