Nicolò Marino – Il guanto segreto di Re Mida

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“La luna non aveva ancora lasciato il palcoscenico al sole. L’umidità notturna aveva creato specchi cristallini sulle pareti rocciose lungo la strada che portava alla tomba del Re. Il cielo era coperto da nuvole provenienti da est che trasmettevano sentimenti contrastanti, come quelli che albergavano nei cuori del popolo. Avevano perso da poco il loro punto di riferimento, ma non mancavano di omaggiarlo con doni.”

La tomba di re Mida, uno dei sovrani più enigmatici di tutti i tempi, viene violata, una reliquia enigmatica scompare. Le sue tracce si perdono nei secoli, fino a quando un gruppo di cavalieri templari la ritrova a Costantinopoli nel XIII secolo.

Ai giorni nostri il giornalista Lorenzo Venturi riceve l’invito alla conferenza di un illustre archeologo, Miguel Navarro, che muore in circostanze sospette durante l’evento. Venturi, con la giovane assistente dell’archeologo, Penelope Diaz, si mette sulle tracce dell’assassino, scoprendo ben presto che l’omicidio è collegato al leggendario guanto, capace con i suoi poteri di cambiare le sorti del mondo.

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Biografia
Nicolò Giovanni Marino, nato a Tirano nel 1981, vive in provincia di Varese. È laureato in Lettere moderne e ha sempre amato i libri e la scrittura. Ha pubblicato i romanzi Liber Obscurium Secretum e La minaccia del Principe Nero, oltre ai primi due racconti della saga Tempus: Il vortice del tempo e La civiltà del sole. È anche autore del saggio storico Bisanzio e i Bizantini nelle fonti occidentali della seconda Crociata.

Michela Murgia – Futuro interiore

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Prato, luna e relax. Condizione ideale per affrontare un nuovo libro. Opto per Michela Murgia. Ho sentito un gran bene di Accabadora. Ma, come al solito, lascio che sia il titolo a scegliere me, alla cieca. Futuro Interiore! Già assaporo l’aria di Sardegna. Già pregusto una storia delicata ed appassionante.

Curioso… un libricino…una manciata di pagine o poco più. Meglio; sarà un racconto…così lo finisco e vado a dormire presto. Eh, no! Già dalle prime parole mi rendo conto che è tutt’altro rispetto a quanto mi aspettassi (e bravo te…bastava una qualsiasi googleata per saperlo prima).

Un saggio! Magari in forma più accessibile, ma sempre un saggio. Linguaggio tecnico, non sempre semplice, che punta dritto alle questioni. Una forma di induzione alla discussione su argomenti molto attuali e molto comuni. Non la becera discussione da social. Non risposte banali preconfezionate. Domande, piuttosto. Spunti di riflessione, condivisibili o meno, utili anche per inquadrare alcune delle dinamiche sociali che ancora oggi riempiono le prime pagine dei quotidiani.

Cittadini del mondo scelto” -primo capitolo- letto proprio nei giorni dei migranti tenuti in ostaggio sulla Diciotti dovrebbe perlomeno obbligare a farsi delle domande prima di starnazzare a gran voce slogan che pensavamo, forse troppo ottimisticamente, di poter ritenere un capitolo chiuso della storia moderna.

E riflessioni altrettanto interessanti emergono addentrandosi nel valore politico della bellezza (Abitare la democrazia), nell’analisi dell’applicazione urbanistica allo status sociale; l’incidenza delle scelte politiche nel valore dei centri urbani e nella marginalità delle periferie.

Ho l’abitudine, quando leggo, di evidenziare i passaggi che ritengo significativi; quelle frasi che in qualche modo ritengo debbano restare dentro. Ecco, in Futuro interiore ho sottolineato davvero molto!

Però Michela, la prossima volta, voglio un romanzo!

Enrico Galiano – Tutta la vita che vuoi

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Metti tre adolescenti che per motivi diversi si ritrovano ai margini della società. Falli incontrare, un po’ per caso. Lei ha appena completato un turbolento furto; lui in odore di espulsione dalla scuola; l’altro intento ad uscire dall’ombra del funerale del fratello. Clo, Filippo Maria e Giorgio sembrano la rappresentazione di ciò che ciascuno di noi avrebbe voluto avere il coraggio di essere, almeno una volta nella vita. L’incarnazione della diffidenza che diventa legame indissolubile. La dimostrazione che tutto può cambiare, anche un po’ per caso. La consapevolezza che spesso le cazzate adolescenziali che fanno uscire dall’anonimato, anche in maniera eccessiva, fanno emergere la parte migliore di noi.

Tre ragazzi che si scelgono al primo sguardo e che, insieme, decidono di ribellarsi al loro mondo opprimente, di alleggerire il loro insostenibile bagaglio emotivo. Far smettere di piovere, anche solo per un po’.

Thelma & Louise, auto rubate, fughe, rapine. La ricerca di una madre, la confessione di una amara verità, le promesse, la libertà. Dar peso alle cose belle, scoprire il profumo dei baci, lasciare spazio alla fiducia. Perché “…quando vedi qualcosa che ti tocca dentro, devi fare solo una cosa: facci caso. Non lasciarla scorrere come se niente fosse. E fallo tutte le volte che puoi.”

Emozioni di un’intera vita concentrate in ventiquattr’ore. Intense. Eccitanti. Un altro di quei libri che vorresti non finire così presto. Che se almeno fosse durato qualche altra ora…giusto per scoprire se per davvero…!

Tutta la vita che vuoi è un romanzo di coraggio, sentimenti, amicizia, sogni. Non tanto lontano dalle dinamiche dei giovani veri. Quelle storie che capita di leggere nelle cronache dei quotidiani e che spesso, fuori dai libri, hanno epiloghi assai distanti dal lieto fine…

Ok, è “solo” un libro, d’accordo! Ma è uno di quei libri nei quali entri dentro. Quelli che ti fanno invaghire dei protagonisti, quelli che ti rendono partecipe della fuga. Probabilmente perché Enrico Galiano ha la capacità di disegnare personaggi originali e molto avvincenti. E soprattutto di dar loro voce nella maniera più convincente possibile.

Mariolina Venezia – Come piante tra i sassi

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Siete stufi di vedere poliziotte, anatomopatologhe, psicologhe ed altre inappuntabili bellocce uscire da un serrato inseguimento senza un capello fuori posto od un collant smagliato? Trovate che una figura come Amelia Sachs sia poco credibile come cacciatrice di serial killer?

Allora tuffatevi nel giallo di Mariolina Venezia, Come piante tra i sassi. Troverete Imma, Sostituto Procuratore di Matera. Poliziotta mancata. Tozza, bruttina, antipatica, poco socievole e vestita in maniera improponibile (e l’irrinunciabile tacco12 sembra non migliorarne l’immagine). Non particolarmente intelligente, poco acuta; qualche dote mnemonica e determinazione, nulla più. Madre e moglie poco attenta e presente con qualche difficoltà a mettere a tacere uno strano e silenzioso impulso nei confronti dell’appuntato con cui fa squadra. Insomma, un personaggio normale, maledettamente vero.

Il tutto in un continuo andirivieni tra le strade di una Basilicata resa, anch’essa, meno attraente di quanto in realtà non sia. E, a rendere ancor meno patinato il contesto, l’incessante sottofondo degli Articolo31.

Un caso di omicidio da risolvere che si snoda tra occultamento di rifiuti tossici e traffici di reperti archeologici. Un confronto multigenerazionale che coinvolge anziani contadini legati alle loro terre, adolescenti traballanti sul confine del disagio e adulti stancamente accomodati sulla solidità del posto fisso. Personaggi tanto diversi e tanto conflittuali, ma capaci di ritrovarsi uniti per la difesa delle proprie terre.

Un caso da risolvere che, più che tale, sembra servire da legante alla rappresentazione di uno spaccato di una chiusa società del Mezzogiorno. Una madre che indaga alla ricerca, in realtà, di una credibile chiave di lettura delle dinamiche adolescenziali. Uno sguardo oltre alla realtà dei fatti per provare ad interpretare e a dare un senso al suo piccolo e contraddittorio mondo nel Mondo.

Gilbert Sinoué – Il quinto quarto della luna

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Ogni tanto è utile fare un salto dall’altra parte della barricata e vedere che aria tira. Punti di vista differenti servono a cercare di capire, ad avere nuove prospettive, a non fossilizzarsi sull’unica, incontestabile verità assoluta. Tanto la verità non c’è. O, perlomeno, non l’abbiamo noi.

“Noi occidentali” che abbiamo navigato in lungo ed in largo notizie e testimonianze su cosa sia successo l’11 settembre del 2001. Libri, film, docu-film, interviste, immagini a documentare l’evento che più di ogni altro ha cambiato la storia recente.

Attentato, strage, colpevoli, rappresaglia, vendetta, guerra, democrazia. Non fa una piega.

Ma raramente ci siamo chiesti quali reazioni possa aver suscitato, l’attacco alle Torri Gemelle e quali conseguenze possa aver generato sulle popolazioni di quei paesi che, a torto o a ragione, si sono visti direttamente coinvolti. Paesi già dilaniati internamente da inclinazioni opposte ondeggianti tra una retrograda forma di islamismo e la moderna ispirazione occidentale. Una visione dall’interno della conclamazione dell’era degli estremismi, del fanatismo e dell’odio preconcetto.

Non è agilissimo addentrarsi tra i racconti de Il quinto quarto della luna. Si rischia di perdersi tra i molti personaggi (tanto da dover sovente ricorrere allo schema iniziale per individuarne la collocazione) sparsi tra Iraq, Israele, Egitto. Poi Gaza, Francia, Baghdad.

Non è semplicissimo comporre correttamente le tessere di un mosaico nel quale, ma già si sapeva, non è proprio chiaro dove stiano i buoni e dove i cattivi.

Ma il ritmo incalzante del romanzo, reso sempre vivo da uno stile quasi reportistico a flash, risulta un ottimo metodo per addentrarsi con curiosità in ambienti che poco conosciamo. Contesti familiari che poggiano su fondamenta poco stabili fatte di realtà culturali, di radici religiose, di interessi politici in contrasto. Il paradosso della ricerca della normalità dove tutto ci sembra apparentemente proibito. Quei contrasti che degenerano nell’intolleranza. Quei contrasti spesso fomentati dall’esterno nel buon nome della “democrazia”. Quei contrasti dai quali vien da chiedersi chi ne uscirà vincitore, sempre che ce ne sia uno. Ma intanto, probabilmente, è meglio fuggire.