Pierluigi Porazzi e Massimo Campazzo – Una vita per una vita

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Anche questa volta, la mia amica Valentina Lanino mi porta a leggere un libro thriller per una condivisa del gruppo I thriller di Edvige di cui trovate anche la rubrica sul Blog.
Una vita per una vita, Pierluigi Porazzi e Massimo Campazzo, un libro scritto a quattro mani, cosa che sempre mi rende perplessa. I libri scritti a quattro mani mi danno spesso la sensazione che l’intesa tra i due scrittori debba andare oltre ad un semplice tavolo di lavoro, che non sia così semplice avere quella sintonia giusta di parole e scrittura tale da non mettere il lettore a disagio.

Qui la sintonia è perfetta, mai ti rendi conto di avere a che fare con due scrittori insieme. Il personaggio principale è l’ispettore Cavalieri, un ispettore con degli apparenti disagi, ma che sa tenere la scena con maestria: per una volta possiamo dire che non tutte le trame devono avere un protagonista bello e affascinante.
Con la storia ho avuto qualche problema iniziale: ho avuto la sensazione del lento, ma devo dire che una volta entrata nella vicenda le pagine sono volate con leggiadria. Una morte apparentemente per suicidio, che viene legata in breve periodo ad altre con il comun denominatore il liceo Stellini di Udine. Di lì partono i sospettie le ricerche dell’ispettore Cavalieri, che indaga anche se i suoi superiori sentenziano i casi chiusi per suicidio. Il bullismo la fa da padrone, ma anche uno squilibro mentale di chi commette gli omicidi rendono la storia incredibilmente vicino ai giorni d’oggi, in una società dove i ragazzi creano vittime e disagi senza realmente rendersi conto delle conseguenze dei loro gesti. Soprattutto nella seconda parte del libro vengono toccate corde emozionali che fanno pensare: la più bella della classe, il compagno più “sfigato”, le ragazzate, che spesso hanno azioni involontarie, ma che nei più deboli sono ferite dell’anima.
La storia parte da una gita al liceo, per trovarsi alla resa dei conti di chi anni prima aveva subito azioni di bullismo. Il titolo dice molto della storia, quindi eviterò di commentarlo.
Non è un saggio, è un noir, ma sempre di piùmi sto rendendo conto di quanto anche in questo filone di scrittura si possa tenere in considerazione ed amalgamare nella storia un disagio sociale di cui sempre di più si fa denuncia, ma che forse troppo spesso rimane inascoltato.
Grazie mille agli autori, che anche questa volta mi hanno permesso un gradito viaggio tra le loro pagine di parole.

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